Titolo: "State of the
World 2002 (Stato del pianeta e sostenibilità: rapporto
annuale)";
Autore: Worldwatch Institute;
edizione italiana a cura di Gianfranco Bologna;
prima edizione italiana: marzo 2002;
Ed. Ambiente srl, via Guerrazzi 27, 20145 Milano
Mentre scrivo questa recensione, un brivido (di
inquietudine e forse addirittura paura) mi corre
lungo la schiena. Questo brivido è una "prerogativa"
di coloro che da molto seguono le vicende ambientali
del Pianeta Terra ed il loro esacerbarsi e intersecarsi
con le comunità umane: deriva dal conoscere ciò
che sta avvenendo. Non ho scelto a caso di informare
i lettori annualmente sui nuovi "State of the world":
non è una moda, non è niente altro che una necessità
dettata dalla cultura e dalle circostanze oggettive
sempre più gravi a fronte dell'inconsistenza di
azioni concrete a livello planetario per la tutela
dell'ambiente globale e di chi vi vive: la cultura
porta conoscenza e quindi forma la coscienza che
è alla base delle nostre azioni ed è una delle speranze
che rimangono. La conoscenza e la coscienza diffuse
forse potranno più degli interessi e degli egoismi.
Abbiamo ormai tutti sotto gli occhi le mutazioni
climatiche di cui si parla da lungo tempo ed il
fatto di osservarle significa non solo che politici
ed amministratori non hanno preso quei seri provvedimenti
lungamente auspicati e sollecitati dagli studiosi
ma che, anche, l'estrinsecarsi dei fenomeni è il
chiaro indice che siamo già in forte ritardo con
i rimedi e in una situazione seria e pericolosa
che sicuramente non ha raggiunto il suo ignoto vertice.
Questo è l'anno della "sfida di Johannesburg", dove
i governi delle nazioni del pianeta si incontreranno
per fare il punto di una situazione che, a 10 anni
dal summit di Rio (e da precedenti summit internazionali),
presenta tutti i drammi di una economia e di un
atteggiamento generale dell'uomo verso la natura
e dell'uomo verso l'uomo che non sono sostanzialmente
cambiati.
Ed il volume è formulato per ricapitolare sia quelle
che erano le attese di Rio, sia quello che non è
stato fatto e quello che è divenuto ancora più urgente
fare. Molto significative l'introduzione all'edizione
italiana di Gianfranco Bologna e quindi la prefazione
di Kofi Annan (Segretario Generale delle Nazioni
Unite) e l'introduzione di Christopher Flavin del
W.I.. Questi documenti all'unisono indicano la drammaticità
dei problemi e basterà citare alcune righe di G.Bologna:
"….ma certamente il quadro complessivo dei problemi
ambientali, sociali, umani ed economici è peggiorato
come è peggiorata la governabilità dei sistemi artificiali
da noi stessi creati (sociali, economici, politici,
tecnologici) e la loro sempre più difficile interazione
con i sistemi naturali.". Vedremo le volontà reali
dei capi di governo che in Sud Africa dove, dal
26 agosto al 4 settembre, "decideranno" (le virgolette
sono d'obbligo a fronte di quanto già accaduto oltre
gli intendimenti) ancora per il futuro dell'umanità
.
Questo testo annuale, il quale dovrebbe essere adottato
comunque in tutte le scuole di ogni ordine e grado,
appare come un punto di riferimento indispensabile
a livello culturale e propone un'ottima visione
interdisciplinare dei problemi planetari. Tra gli
argomenti dei capitoli (arricchiti ognuno da numerosi
box di approfondimento) compaiono "Dare impulso
all'agenda sul clima", "Un'agricoltura per il bene
pubblico", Ridurre il carico delle sostanze tossiche",
"Nuove regole per il turismo internazionale", "Ripensare
la demografia, migliorare la vita", "Rompere i legami
tra risorse e conflitti", "Ridefinire il sistema
globale di governo". Può essere una buona esercitazione
critica per i lettori confrontare i contenuti del
libro con le azioni di governo o dei governi, con
la siccità, con le inondazioni, con i flussi migratori,
con le prospettive di innalzamento del livello del
mare, ecc.