Dove
si tratta d’un piccolo relitto, abbandonato su una
spiaggetta del Cilento (nominata “Le Gatte) che rinasce
come il mitico uccello, con poca spesa e molto lavoro.
tava
da tre anni abbandonata sulla spiaggia, povero rottame
di vetroresina, con la chiglia sfondata, piena di
sabbia ed alghe morte, slabbrata e scheggiata dappertutto,
inerme sotto i colpi di chiunque avesse voluto misurare
la propria pervicace stupidità. Stava lì, senza
più speranze se non quella di una biblica mareggiata
che, risucchiandola nei vortici delle onde l’avesse
sepolta in mare. Diversamente, prima o poi l’avrebbe
tolta di lì una ruspa, insieme alle alghe morte
dalle quali ogni anno viene ripulita la spiaggia,
sotto gli occhi degli incerti bagnanti di giugno.
È stato proprio questo giugno, invece, che Attilio
ed io l’abbiamo tolta di lì e ce la siamo portata,
come due barellieri, nel cortiletto di casa. Per
la barchetta, o quello che ne restava, quello spostamento
di trecento metri è stato come riattraversare lo
Stige, Caronte che ti riporta indietro dicendo:
“ Scusa tanto, ci eravamo sbagliati, non è ancora
il tuo momento”.
RINASCERE DAI PROPRI "ROTTAMI"
A NUOVA VITA
L’idea
era quella di procurarci
una barchetta minima, da tenere nel piccolissimo porticciolo
sotto casa, senza dover sottostare a tutti gli impegni
- anche economici - che una barca più grande avrebbe
comportato. Il minimo indispensabile per fare un giretto
con la famiglia od un po’ di bolentino sotto costa.
Avevamo quindi adocchiato quel barchino molto malridotto,
e chiesto in giro chi ne fosse il proprietario, ammesso
che di proprietà si potesse ancora parlare.
Le ricerche s’erano rivelate infruttuose, benché protratte
per un po’ di giorni, quindi avevamo deciso di portarcela
via.
Per dire il vero, io ero titubante, ma l’evidenza
dell’abbandono, insieme all’inservibilità dell’oggetto
rendevano molto difficili eventuali contestazioni.