Questa
variazione termica, in concomitanza con l’inquinamento
costiero e col prelievo scriteriato operato
dalla pesca professionale, ha causato un impoverimento
nella competitività delle specie indigene a tutto vantaggio
di quelle
emigranti, che hanno trovato facilmente spazio fra gli
anelli della catena alimentare vincendo la competizione
con specie ittiche meno abituate a rapide mutazioni, e
quindi poco adattabili alle nuove condizioni. Con
l’innalzamento generale della temperatura delle acque,
anche attraverso lo Stretto di Gibilterra, già
corridoio d’ingresso per le specie atlantiche nelle acque
del Mediterraneo, si è avuto un massiccio ingresso di
specie ittiche spiccatamente di provenienza tropicale
e subtropicale, anche loro facilmente insidiatesi all’interno
del bacino delimitato dalle Colonne d’Ercole. Altri
motivi meno incisivi ma degni di considerazione hanno
in ogni caso portato all’introduzione in Mediterraneo
di specie aliene, come ad esempio
lo sviluppo dell’acquacoltura, che ha favorito la ricerca
di nuove specie maggiormente resistenti e a rapida crescita,
o l’importazione di specie tropicali per gli appassionati
d’acquari, o ancora le acque di zavorra di alcune navi
cisterna, prelevate nei mari tropicali e scaricate col
loro contenuto di uova e larve nei porti mediterranei.
ACQUE
CALDE ADATTE AL PROLIFICARE DI SPECIE TROPICALI