L’utilizzo del
bigattino in scogliera può scatenare come non mai l’appetito
dei saraghi, regalandoci con tecniche da bolognese grandi
emozioni alle prese
con la loro caparbietà e la loro forza.
Testo e foto di Cesare Maffei
utilizzo
del bigattino nella pesca sportiva è stato
da sempre oggetto di discussioni dalle quali prescinderemo
in questa sede, nella quale se ne intende evidenziare laspetto
puramente alieutico. Ad ogni modo è ovvio che laddove
vigono dei divieti sulluso del bigattino, questi vanno
assolutamente rispettati. Premesso ciò, veniamo a
noi. A vedere un singolo bigattino,
non sembra chiaro come questa minuscola larvetta
lunga un paio di centimetri, pur dimenandosi a dismisura,
possa adescare prede di taglia anche molto considerevole.
Ed infatti non è lutilizzo del singolo a determinare
le belle catture, ma il lavoro di squadra che
inconsapevolmente svolgono, quando sono lanciati contemporaneamente
in mare. Facciamo un esempio. Cosa succederebbe se da un
balcone qualcuno svuotasse sacchi pieni di banconote?
IL RICHIAMO
"BRULICANTE" CHE FA IMPAZZIRE I PESCI
Di sicuro la scena attirerebbe
in pochi secondi lattenzione dei passanti
in strada, facendoli assembrare sempre più numerosi
sotto losannato balcone alla ricerca con le mani di
tutto ciò che proviene da esso. Analogamente se ci
troviamo in scogliera e lanciamo una certa quantità
di bigattini in mare, il loro sinuoso
movimento genera delle vibrazioni in acqua che i pesci della
scogliera sanno bene come interpretare. Fra gli
abitanti della scogliera attratti dal richiamo che la danza
perpetua del bigattino genera in acqua, il sarago rappresenta
forse la preda più difficile da portare al guadino,
non per la sua scarsa diffusione lungo le scogliere italiane,
ma a causa di una forza e di una caparbietà che lo
rendono un lottatore testardo anche una volta aggallato,
capace di ripetute fughe mozzafiato verso il fondo proprie
di prede daltra taglia.