Inizia da questo mese una
rubrica inerente ai rapporti esistenti fra pesca sportiva,
ambiente, etica e società. Tenteremo di affrontare
problematiche comuni ai pescasportivi dogni tipo,
fornendo spunti interessanti per le riflessioni del
caso, tentando di individuare laddove possibile delle
direttrici solutive ai problemi affrontati.
Testo e foto di Cesare Maffei
lcuni
miei amici non pescatori, durante estenuanti
occasioni di confronto, accusano la nostra categoria,
quella dei pescasportivi, di essere una
concausa dello stato di deturpazione ed abbandono in
cui versano alcune migliaia di chilometri di costa italiana.
Pur ritenendomi indignato, a livello personale, per
una tale vergognosa accusa, come poter dar loro torto?
Non è forse vero che i luoghi frequentati assiduamente
da pescasportivi ed affini sono pieni di rifiuti dogni
sorta?
COSTA
E MARE PULITI BELLI DA VEDERE FACILI DA MANTENERE
Non è forse accaduto
che il malcapitato di turno si ferisse col
nostro amo o col nostro coltellino milleusi, abbandonati
volontariamente o per sbaglio? Allora ammettiamo pure
che fra noi esiste qualche (o più di qualche)
sedicente che della pesca intesa come disciplina sportiva
non ha capito unacca (per rimanere sullelegante)!
Ammettiamo che alle volte
proprio non ce la sentiamo di percorrere quei cento
metri in più per raggiungere il contenitore dei
rifiuti e riporvi il sacchetto con gli stessi,
e preferiamo mollarlo allingresso dellarenile
o del molo che sia. Ammettiamo anche che quel sacchetto
predisposto per i rifiuti prodotti dalla battuta di
pesca, alle volte non lo prepariamo neanche, abbandonando
fili, ami usati e quantaltro direttamente in loco!
Ammettiamo dunque le nostre
colpe, quelle di una categoria infangata
da un certo numero di persone che, per ignoranza o disinformazione,
gettano nel calderone dei colpevoli tutti gli altri!