Qualcosa nei nostri
mari è ormai cambiato, adattarsi significa sfruttare a nostro
vantaggio i nuovi equilibri della catena alimentare del
sottocosta.
Testo e foto di Cesare Maffei
i
è mai capitato di recuperare una mormora, o un
qualsiasi altro pesce, nettamente mutilato dalla testa in
giu? Avete mai ricevuto sulla canna un improvviso e violento
strattone durante il recupero di una preda, concluso quasi
certamente con la rottura del monofilo? Tranquilli,
se la risposta è affermativa potete dire quasi con certezza
di aver avuto a che fare con le mandibole ritenute fra le
più potenti del mediterraneo, quelle appartenenti
al pesce serra. La tropicalizzazione del mare nostrum, fenomeno
lento ma inesorabile, ha portato molte specie di pinnuti
proprie di altre latitudini a stanziarsi lungo le nostre
coste. Questa nuova situazione ha sostanzialmente portato
un cambiamento negli equilibri della catena alimentare del
sottocosta, ponendo al suo vertice quelle specie di predatori,
fra cui il pesce serra, che nei nostri mari non hanno trovato
rivali o predatori propri.
I primi a riscontrare un radicale
cambiamento nelle abitudini dei nostri "soliti"
pesci sono stati i pescasportivi, che di anno in anno, in
determinate situazioni, hanno notato la totale assenza di
pesci in pascolo anche quando in teoria avrebbero dovuto
esserci. Ciò è reputabile alla
concomitante presenza di pesci come il serra, che
con i suoi repentini e brutali attacchi nei confronti di
grufolatori e pesci di mezz’acqua, crea uno scompiglio tale
da indurre gli stessi ad allontanarsi sia dai soliti luoghi
di mangianza che dalla portata delle nostre attrezzature.
A questo punto viene spontaneo
chiedersi perché non sfruttare la situazione a nostro vantaggio?
Perché non indirizzare le nostre mire alieutiche verso questi
combattivi e sportivissimi predatori?
Detto… fatto! Andava ricercata una tecnica specifica, e
quale migliore intuizione se non quella di presentar loro
come esca ciò di cui vanno in cerca
durante le loro scorribande, e cioè pesci vivi e guizzanti?
Ecco quindi concretizzarsi la tecnica della "pesca col vivo",
indirizzata ai nuovi predoni del nostro sottocosta.
I pesci-esca di cui parliamo sono, in base alla collocazione
geografica del luogo ed alla tipologia del fondale, aguglie,
piccoli muggini, mormore, lecce stella, boghe, sugarelli,
saraghi, gronghetti, anguille e tanti altri.