Hexaplex trunculus,
(Linné,1758) - conosciuto con
il nome di Murice e particolarmente comune lungo
tutte le nostre coste. Il suo colore è
bianco-grigio con tre bande bruno-violette presenti
generalmente anche allinterno dello stoma.
La conchiglia esternamente è spesso ricoperta
da briozoi, policheti, balanidi, alghe incrostanti,
ecc.
Il processo di estrazione
Per ottenere una buona dose di porpora, necessaria per
la tintura di anche un solo capo di grandi dimensioni
quali vesti o tuniche, occorrevano migliaia (si suppone
10.000!) di esemplari,
di conseguenza tale tinta fu, sin dallepoca dei
Romani, simbolo di massimo potere o smisurata ricchezza,
e le uniche persone che potevano permettersi o ricevevano
un indumento tinto di quel colore erano i generali vittoriosi
in guerra e gli imperatori; buoni
clienti dei Fenici furono anche i sacerdoti ebrei,
senza tralasciare che per tutto il Medioevo il colore
rosso, in tutte le sue gradazioni e sfumature, fu il
simbolo delle persone importanti e facoltose, pure in
ambito religioso (ricordiamo, ad esempio, i porporati
della Chiesa cristiana, cioè i cardinali).
Il processo di estrazione della porpora è riportato
con dovizia di particolari dallo scienziato latino Plinio
il Vecchio nel libro IX della sua Naturalis Historia,
60-61. I molluschi, una volta catturati con
i metodi succitati, venivano rovesciati in ampie piscine
situate ai sobborghi delle città, dove venivano
fatti morire in acqua dolce per accelerare il processo,
dal momento che tali organismi riescono a sopravvivere
a secco, fuori dallacqua di mare, fino a circa
50 giorni.
PRODOTTO
DELLA NATURA SFRUTTATO DALL'UOMO
Ocenebra erinaceus
(Linné,1758) - noto con il
nome di Murice riccio e commercializzato in tutta
Italia per le carni particolarmente gustose. Le
sue dimensioni sono abbastanza ridotte rispetto
agli altri molluschi impiegati nellestrazione
della porpora dal momento che non supera i 5 cm.
Il colore è abbastanza vario e lapertura
è allincirca ovale. Il canale sifonale
è chiuso.
I murici, inoltre, dovevano
essere catturati vivi poiché lemissione
del succo è contemporanea alla morte. A questo
punto veniva estratta la parte molle (ricordiamo che
la porpora viene estratta da una particolare ghiandola
presente nel corpo dei gasteropodi) che veniva spremuta
(specialmente negli esemplari di minori dimensioni)
e mescolata con acqua marina o semplicemente con sale
in proporzione adeguata allintensità di
rosso di cui si necessitava. La
poltiglia ricavata, poi, veniva esposta per tre giorni
allazione del sole ed il succo, infine, veniva
fatto bollire a fuoco lento in vasi di piombo
per una durata di circa 10 giorni in modo da farlo restringere
ancora di più. La sostanza, dopo il suddetto
processo, appariva densa e vischiosa ed emanava un odore
talmente nauseante e pestilenziale che si narra che
in alcuni periodi dellanno le vie di Tiro (una
delle città più famose per la produzione
di porpora) fossero irrespirabili. Solo a questo punto
vi si immergevano i panni,
che assumevano, così, una volta asciugati, colori
bellissimi di tonalità diverse, dal rosa chiaro
al violetto scuro. Ne era sconsigliato, invece,
luso per le tecniche pittoriche, anche se, in
seguito, fu usato sotto forma di purpurissimum.
Nel processo sopra elencato è importantissima
lazione chimica della luce. Ricordiamo, infine,
che anticamente la porpora era conosciuta con i più
disparati nomi, tra cui ricordiamo Ostro Sidonio, Ostrum,
Purpurina, Fuco, Tyria Purpurea.