MARE E SCIENZA





Prima di parlare della porpora, del suo trattamento e delle specie di molluschi gasteropodi utilizzate in tale procedimento è necessario innanzitutto riportare alcune precisazioni sul popolo che probabilmente ne effettuò la scoperta: i Fenici.

Testo e foto di Fabio Crocetta



Bolinus brandaris (Linné,1758) - probabilmente la specie più caratteristica e nota dell’intero Mediterraneo e comunemente conosciuta con il nome di Murice spinoso a causa delle protuberanze spinose presenti regolarmente sulla superficie della conchiglia. Il suo colore esterno è bianco-giallastro mentre lo stoma (l’apertura da cui esce il mollusco) è arancione e presenta il margine esterno dentellato. Presenta, inoltre, un canale sifonale particolarmente lungo.
onostante recenti studi inducano a pensare che gli scopritori-inventori della porpora furono gli abitanti di un paesino dal nome di Ugarit, in Siria, coloro che sono passati alla storia per tale processo sono i Fenici, un popolo di abili navigatori e commercianti che viveva in una regione tra Palestina e Siria, dal nome di Cancan (l’odierno Libano), il cui significato, era, appunto, “Terra della porpora”, ed il loro stesso nome, Fenici (Phoìnikes) fu un appellativo assegnato loro dai Greci e derivante dalla parola phoìnix, che significava “rosso”, molto probabilmente non per indicare la carnagione scura della popolazione ma la tintura rosso-porpora che li rese ben famosi. La produzione della porpora fu per molto tempo un loro monopolio esclusivo tanto che trassero da esso, oltre che abbondante fama, anche un certo vantaggio economico. Tale colorante fu particolarmente apprezzato perché bello, indelebile ed utilizzato su varie stoffe (lana, lino, cotone) di produzione locale o importate da zone limitrofe.

UN COLORE CHE CONTRADDISTINGUE NOBILTA' E CLERO


Particolare de "La distribuzione della porpora alle Vergini" (Karye Camii - Istambul)

La pesca dei molluschi
La pesca dei molluschi da cui si estraeva tale tintura si effettuava con metodi particolarmente ingegnosi: un metodo consisteva nel calare in mare lunghe corde intrecciate su cui venivano appesi dei sonagli alternati a nasse di giunco e pezzi di sughero in modo da mantenere la fune lievemente al di sopra del fondo marino. I molluschi, così, attratti dai luccichii, si infilavano nelle nasse, da cui, però, non riuscivano più ad uscire, mentre in un altro metodo venivano calate a mare nasse con all’interno molluschi bivalvi quali cozze, o esclusivamente queste ultime legate in modo naturale a funi tramite il bisso, una secrezione filamentosa prodotta, appunto, dagli stessi molluschi per legarsi a substrati rigidi. I mitili, essendo organismi filtratori, per sopravvivere si aprono leggermente costituendo una preda gustosa per i Muricidi, che infilano in quest’apertura la loro radula (una sorta di lingua), ed è a questo punto che i bivalvi, disturbati, si richiudono violentemente, lasciando gli esemplari di Murex penzolanti e pronti per essere catturati.


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