AMBIENTE

L’idea dei parchi in sé, è certamente lodevole. Le regole che però si possono varare per l’utilizzazione dello stesso da parte del cittadino, possono variare da eccezionalmente buone, a mediocri, fino ad essere addirittura dannose per l’ambiente. Questa è l'opinione dell'autore, agronomo e studioso di acquacoltura, maricoltura e problemi ambientali.

Testo di Leonardo Innocenti - foto di A. Costanzo e arch. Pesca e Nautica


l pericolo del “danno” che cattive regole possono procurare al parco aumenta moltissimo se si tratta di parchi marini. Le regole cattive (o anche pessime), sono quelle la cui attuazione è costosa, non modificano sostanzialmente l’ambiente, peggiorano o impediscono del tutto la loro utilizzazione da parte di quei cittadini, onesti ed educati, che ne avrebbero il diritto di beneficiarne.
Troppo spesso in questo tipo di tematica, ci si fa prendere dalla foga del proibitismo nei confronti di coloro che non fanno danno o ne fanno una porzione minuscola e vengono trascurati totalmente i diritti millenari dei residenti e di tutti coloro che, senza procurare danno consistente, avrebbero diritto di godere, vivere e disporre del parco.


BELLO DA VEDERE, DA VIVERE E DA RISPETTARE


Un parco intelligente, pertanto, è regolato da norme che lasciano un’ampia fruibilità al cittadino di godere delle opportunità che offre, seppure rispettando rigorosamente le norme imposte dalle autorità competenti (controlli minuziosi e severi), conseguentemente procura un innalzamento dei proventi turistici per la zona facendo in modo da non diminuirli assolutamente. Dovranno impedirsi invece unicamente quelle attività che procurano la stragrande maggioranza del danno all’ambiente seppure è certamente più impopolare impedire il lavoro professionale di poche famiglie che non l’esercizio sportivo di migliaia di hobbisti che però a loro volta danno lavoro a migliaia di altri lavoratori dell’indotto.


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