RECENSIONI



Titolo: “ALASKA DREAM”
Autrice: Michèle Demai
Edizioni: Maree - storie del mare (220 pagine)
Prezzo: 14,00 euro

Alaska, magico e sconfinato territorio adagiato nel profondo nord del continente americano, preistorico corridoio d’accesso per le popolazioni asiatiche nel continente americano, regno incontrastato degli spazi sconfinati e della natura selvaggia.

Recensione a cura di Cesare Maffei

E’ questa la destinazione della grande avventura intrapresa dall’autrice e da un suo fido compagno di viaggio. Un’avventura che non parte da rumorosi e caotici aeroporti, ma dal porto di La Rochelle, cittadina della costa nord orientale francese. Un viaggio effettuato su di una barca a vela attraverso due oceani, percorrendo circa dodicimila miglia marine per lo più in solitaria e lontano dalle coste. Una vera follia per i caratteri ed i fisici poco temprati, ma non per i nostri protagonisti, il cui scopo non è solo quello di approdare in Alaska dopo più di tre mesi di navigazione, ma rimanervi un intero inverno “incastonati” con la barca nella morsa dei ghiacci che si andranno man mano a formare con l’avanzare della stagione fredda, il tutto ancorando il “campo base” all’interno di una baia isolata ed al riparo (si fa per dire) dagli sconvolgenti eventi meteorologici invernali di quei luoghi. La destinazione scelta dall’autrice, rappresenta forse una delle ultime vere frontiere fra il territorio condizionato e plasmato dagli uomini, in cui la maggior parte di noi vive, e quello dove Madre Natura esercita ancora quasi interamente il suo immenso ed incontrastato potere. Un territorio che mette a dura prova qualsiasi esploratore, dove la solitudine dell’individuo è pari solo all’immensità degli spazi, ed è proprio questo grande senso d’isolamento la prova da superare per tornare ad apprezzare la nostra vera dimensione di esseri viventi, integrati nella natura e fra gli altri esseri viventi come ingranaggi di un orologio che generano insieme un movimento armonioso, preciso ed inconfutabile. Assorbire il trauma che un’immensità del genere provoca in noi, abituati a muoverci fra strette vie ed alti caseggiati, significa scrollarsi di dosso la patina rugginosa con cui la vita moderna ricopre la nostra anima e la nostra sensibilità, ed aprirsi alle gioie che solo la visione di certi luoghi o di animali padroni del loro territorio possono dare. Ed è proprio questo sottile e persistente piacere, il motore che spinge la nostra autrice, ex giornalista televisiva francese, ed il suo compagno d’avventura, alla ricerca dell’isolamento più assoluto che permetta loro la totale fusione con le risorse e l’ambiente circostante. Concludendo, vale la pena riportare un brano tratto dal libro stesso, in cui l’autrice sinteticamente ma in maniera encomiabile descrive la sua esperienza: ”Questo viaggio nel cuore più profondo del grande inverno, in paesaggi desolati fino all’infinito, spietato fino all’angoscia, ci permette di misurare una volta di più la nostra insignificanza e, soprattutto, la nostra estrema fragilità di fronte alla terribile prova del freddo; ma le giornate che abbiamo vissuto sono anche state delle esperienze forti, eccezionali, spesso buffe o commoventi, di cui avremo un ricordo stupendo”.


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