La
riproduzione
E’ una specie gonocorica (con sessi separati)
con dimorfismo sessuale, infatti la seppia femmina
si riconosce per l’addome più tozzo e slargato,
per le braccia più corte e per l’assenza totale
o parziale della linea bianca che orla il margine
delle pinne e che è, invece, molto visibile nel
maschio. La fecondazione avviene nel periodo primaverile:
prima i maschi producono le spermatofore (sacchetti
contenenti lo sperma) e le introducono nel corpo
delle femmine tramite l’ectocotile, un braccio
modificato, poi la femmina si porta sottocosta
e depone le uova che attacca a qualsiasi corpo
sommerso, specie se fluttuante. Le uova hanno
forma tondeggiante e colore bianco, se ancora
immature, o nero, se mature, tant’è che sono chiamate
"uva di mare".La schiusa avviene dopo circa un
mese a 21° C. Dopo la riproduzione si ha una notevole
mortalità nelle femmine, infatti in età adulta
i maschi sono più numerosi. La seppia, a scopo
difensivo, usa una particolare sostanza che disperde
nell’ambiente, comunemente conosciuta come "nero
di seppia", e contenuta in un organo dell’inchiostro,
un’estensione dell’intestino situata vicino all’ano,
che nell’Italia insulare viene regolarmente commercializzata
in quanto ingrediente fondamentale di numerose
ricette. L’inchiostro può venire espulso istantaneamente
attraverso l’ano e la corrente d’acqua effluente,
producendo uno schermo nero che può ingannare
o confondere i predatori o desensibilizzare i
loro chemiorecettori.
Tale specie raggiunge
i 30-35 cm di lunghezza ed il peso di kg 2,5,
anche se nell’oceano Atlantico sono state segnalate
seppie di oltre 9 kg, per cui molti studiosi hanno
creato una nuova specie denominata Sepia hieredda.
Secondo la maggior parte degli specialisti, però,
le differenze non sono tali da permettere la creazione
di una nuova specie. Della famiglia Sepiidae nel
mar Mediterraneo sono presenti esclusivamente
tre specie ascritte al genere Sepia: Sepia
officinalis, la nostra comune seppia; Sepia
orbignyana, caratterizzata da un rostro ben
visibile inserito posteriormente tra le pinne,
e Sepia elegans, caratterizzata da modesta cresta
rostrale, dimensioni ridotte e colore giallo-rossiccio.
Essendo le sue carni molto pregiate, la seppia
è oggetto di accanita pesca che si effettua durante
tutto l’anno, ma specie in periodo riproduttivo,
con metodi molto diversi tra loro. Si pesca soprattutto
con reti a strascico, reti da posta (tramaglio)
e nasse, all’interno delle quali vanno collocate
fascine di lentisco terrestre (Pistacia lentiscus)
o esemplari di seppia femmina che servono da richiamo.
Un altro particolare metodo di cattura consiste
sempre nell’utilizzare la seppia femmina agganciata
ad un filo di nylon, trascinandola sul fondo.
Appena il maschio la vede, si attacca saldamente
ai suoi tentacoli e viene salpato con l’aiuto
di un retino. In alcune località della nostra
penisola la seppia che fa da esca è sostituita
dalla "seppiarola", un pezzetto di legno triangolare
munito di vari specchietti. La seppia maschio,
scambiando la sua immagine riflessa nello specchio
per una seppia femmina, si avvinghia all’attrezzo
e viene salpata. Viene, inoltre, catturata anche
di notte con la fiocina, previa attrazione mediante
sorgente luminosa e trainando esche finte, quali
polpetti o gamberetti. Un tempo le seppie venivano
usate in campo medico (di qui il termine "officinalis"),
poiché si riteneva che le loro carni fossero afrodisiache
e le uova servissero a curare asma e infezioni
oculari.
Bibliografia
-
Brusca & Brusca - "Invertebrati" - Zanichelli
- Riedl R. - "Fauna e flora del Mediterraneo"
- Franco Muzzio editore
- Moretta A. - "Mar Mediterraneo – Guida alla
flora e alla fauna" - Edizioni White Star
- AA.VV. - "Un mare di risorse" - Consorzio
Uniprom
- AA. VV. - "Lineamenti di Zoologia sistematica"
- Zanichelli
- AA.VV. - "Enciclopedia illustrata degli invertebrati
marini" - Arbitrio editori
- Mitchell, Mutchmor, Dolphin - "Zoologia"-
Zanichelli
- Palombi & Santarelli - "Gli animali commestibili
dei mari d’Italia" - Hoepli
- Siti vari su Internet.