Scopriamo insieme il bibi, eccellente
inganno rivolto ai grufolatori di taglia il cui impiego
spazia dal surfcasting al bolentino, passando per la pesca
a fondo nei porti.
Testo di Cesare Maffei
- foto di C. Maffei e D. Craveli
ipunculide
appartenente al phylum dei sipuncula, si presenta
turgido al tatto e grigio-bruno con riflessi argentei alla
vista. Alcuni esemplari arrivano
a misurare fino ai 25 cm, anche se quelli solitamente
reperibili in commercio si attestano su lunghezze che variano
dai 5 ai 10 cm. Il suo interno è costituito prettamente
da sostanze liquide necessarie al compimento dei suoi cicli
vitali, ed è proprio il rilascio lento di queste ultime,
conseguentemente all’innesco, che attrae
i grufolatori alla ricerca di un ricco e proteico pasto.
Il livello di reperibilità del bibi presso i vari negozi
di articoli per la pesca è alto. E’ distribuito in vaschette
contenenti generalmente dai 5 ai 7 capi (relativamente alle
loro dimensioni), che andranno conservate in ambienti con
temperature minime intorno ai 10°C e massime non oltre i
15-16°C.
FORMIDABILE
NEL SURFCASTING, PESCA A FONDO E PALAMITO
In queste condizioni
i nostri oloturoidi si manterranno perfettamente integri
e vitali anche per una decina di giorni. Nel caso contrario
avremo bisogno di un frigorifero regolato su temperature
non troppo basse, diciamo prossime ai 4-5 gradi, ma in questa
situazione la sua durata si ridurrà a circa una settimana.
L’utilizzo del bibi è indirizzato per lo più alla ricerca
della grossa preda, soprattutto se innescato intero ed in
condizioni di mare calmo. In questo caso è alta
la probabilità che i nostri calamenti ricevano la visita
di Sua Maestà l’orata, della grossa ombrina, della mormora
da qualche etto o del pagello. In condizioni di mare mosso
saranno principalmente i saraghi e le spigole i commensali
più attesi. Per il sarago, in alcuni
casi, risulta più efficace l’uso del bibi sezionato in strisce
longitudinali da innescare a fisarmonica. In
forma minore citiamo fra le possibili prede anche rombi
e tracine. L’innesco sarà obbligatoriamente effettuato con
l’ausilio dell’apposito ago, preferibilmente del tipo che
presenta una delle due punte arrotondate. Montando ami a
pancia larga effettueremo il classico innesco a calza, prestando
però la massima attenzione all’integrità del verme durante
la fase del passaggio dall’ago all’amo.