Tra le folte e numerose distese di posedonia
che caratterizzano i fondali del Mediterraneo una specie
ittica fa da padrona: lo sparlotto. Vediamo quale tecnica
affiancare a questo degno appartenente alla famiglia degli
sparidi capace di offrire divertimento anche durante le
fredde giornate invernali.
acilmente
riconoscibile per quella sua livrea cangiante e tendente
in alcune parti al colore dell’oro, lo sparlotto, se affrontato
con la giusta attrezzatura, può empre offrire alcune ore
di classica quanto divertente pesca con la bolognese dalla
barca. Spesso e volentieri però il simpatico sparlotto viene
declassato o addirittura scartato; in molti dimenticano
che questo pesce appartiene alla famiglia degli sparidi
e ad una delle cinque specie dei saraghi che popolano le
coste del mar Mediterraneo.
IL FARO DI
VADA UNA LUCE CHE SIGNIFICA PESCA
Il comunissimo sparlotto altro non è
che il sarago sparaglione; quindi, se come dice il proverbio
a caval donato non si guarda in bocca, abbiamo pensato bene
di recarci nei pressi del faro di Vada antistante la costa
Livornese per tentare proprio la sua pesca. È anche vero
che difficilmente, lungo le nostre coste, lo sparlotto raggiunge
dimensioni ragguardevoli capace quindi di offrire una cospicua
combattività, ma se affrontato con la giusta attrezzatura
può regalare un divertimento continuo e duraturo nel tempo
dato che tale pesce a differenza dei suoi stretti “cugini”
si muove in branchi molto numerosi e assai meno diffidenti
nei confronti delle montature che gli vengono proposte da
noi pescatori. Quegli stessi pescatori che strinti dalla
morsa del freddo invernale e dalla voglia di vedere affondare
quel galleggiante che troppo, troppo spesso durante questo
periodo viene usato come oggetto da mettere sulla propria
scrivania o sul comodino della camera, desistono mossi dal
fatto di dover abbandonare la propria passione anche momentaneamente
e per cause di forza maggiore.