SURFCASTING


Un terminale al mese

Pater Noster

a cura di Rocco Matteo

Pater Noster

ggetto di molto interesse, il terminale costituisce uno degli argomenti più discussi del pescatore moderno. Questo elemento assai importante, deve affrontare varie situazioni di mare e adattarsi alla variazione di pesca, quindi specifico per ogni tipo di preda da insidiare. Essendo la parte finale della lenza, esso deve ospitare due componenti indispensabili per essere tale: piombo e braccioli. Inoltre, deve essere in grado di sopportare lo strappo inferto dalla canna durante il lancio e gli strattoni del pesce allamato. In definitiva gli accorgimenti si ottengono con un buon filo, moschettoni e girelle ma soprattutto si dovrà realizzare a mestiere il terminale più adatto in quel momento di pesca. Per fare questo, cercheremo di illustrarvi al meglio e in varie puntate, una serie di terminali da competizione, la tecnica e i vari accorgimenti che si dovranno adottare in alcuni momenti; sempre sperando di farvi cosa utile per una buona pescata.

Analisi del terminale
Disegno Pater Noster
Si tratta di un terminale che si adatta alla turbolenza sostenuta. Si usa principalmente per insidiare i saraghi con mare mosso. Ottimo per il lancio con piombo a terra, si può dire che è il più antico in assoluto. Rivisto e corretto, ha subito nel tempo un miglioramento sostanziale, rimanendo in ogni modo, il numero uno nella turbolenza. Il trave preso in esame dovrà essere lungo circa un metro e ospiterà da due a tre braccioli, da venti a trenta centimetri di lunghezza. Il piombo sarà assicurato ad un moschettone e potrà essere, sia da media, sia a forte tenuta. Secondo il "range" della canna, prepareremo il trave tenendo conto del peso da lanciare e dalla forza inferta. Un trave eseguito con un ottimo 0,50, potrà tenere oltre i 12 chilogrammi e sarà sufficiente per lanciare un piombo da 150 grammi anche a notevole distanza. Bisogna considerare che il filo più è grosso maggiore è l'attrito che offre alle correnti laterali. Costruzione: Si taglia un metro di filo dello 0,50 per poi inserire su una delle estremità uno "stopper" in gomma, seguito da: una perlina di vetro, una girella, ancora una perlina e altro "stopper". Così avremmo formato un "joint". All'estremità va legata una girella del numero 6/8. Nella parte opposta si ripete l'operazione, con la variante di legare all'estremità una girella munita di moschettone che servirà per attaccare il piombo. La distanza tra i due joint dovrà essere di circ 60/70 centimetri. Ai due joint vanno attaccati i due braccioli lunghi circa 30 centimetri. Ora, visto che questo terminale servirà per pescare dentro la turbolenza e la nostra ricerca sarà indirizzata ai saraghi, utilizzeremo degli ami forti e penetranti come il modello "Beack" (a becco d'acquila). Mi raccomando! Coprite gli ami con esche sostanziose: cannolicchiio, americano, cozza, calamaro, fasolara e bibi.


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