La conferma di tutto ciò è stata possibile
grazie a episodi sporadici ma significativi che si sono
verificati nel corso di alcune uscite invernali. E’ capitato
di sondare con esche appetibili come seppie
e aguglie, alcuni fondali rocciosi, ai cui margini erano
stati calati dei palamiti innescati con la comunissima sardina.
Sulle esche trainate nessun attacco, mentre all’amo del
palamito qualche denticione non mancava. Considerando l’appetibilità
di una corposa seppia, o di un calamaro, al cospetto di
una sardina, a volte anche decongelata, la situazione pone
perlomeno qualche interrogativo. Si è così giunti alla conclusione
che bisognava trainare le esche a velocità quasi di scarroccio
come nel drifting in deriva, alternando numerose pause,
e lavorando notevolmente con il piombo guardiano, effettuando
delle vere proprie “strisciate” sul fondo e i risultati
non si sono fatti attendere.