TRAINA


Gennaio, mese solitamente dedicato al rimessaggio dell’attrezzatura, può regalare ai trainasti più intraprendenti delle splendide catture. Andiamo a caccia di dentici, in uno dei periodi più difficili dell’anno.

Testo e foto di Domenico Craveli

ur non vantando doti combattive al pari degli altri predatori insidiabili con la traina con il vivo, il dentice è una delle prede più ricercate in assoluto. Tecnicamente impegnativa, la sua cattura è frutto di meticolose azioni e intuizioni, che spesso sfatano in maniera severa i luoghi comuni e le più classiche convinzioni sulle sue abitudini di vita. I dentici si pensava svernassero a profondità più elevate su batimetriche dove la temperatura dell’acqua era costante, ma insistendo con i nostri tentativi sulle medesime poste dove eravamo soliti insidiarlo in ben diversi periodi, si è potuti constatare che anche se, compie queste migrazioni profonde, in particolari condizioni non disdegna puntate di caccia sulle secche e sulle scogliere sommerse del sottocosta.

IL DOLCE APPROCCIO E LA VIOLENTA FERRATA

Le maggiori difficoltà emergono nell’indurlo ad abboccare alle nostre esche. Questa apatia, che ci ha portato erroneamente a sostenere la sua scomparsa in inverno, è il risultato di molti fattori termici e biochimici legati allo stato dell’acqua. Il grintoso sparide, è ben lungi da quell’irruente predatore che scorazza in maniera decisa sulle cigliate spingendosi freneticamente anche a mezz’acqua per cacciare le sue prede. Si comporta invece come un “grufolatore”, muovendosi placidamente tra gli anfratti e nutrendosi a stretto contatto con il fondo. Anche l’attacco su un’appetibile esca viene effettuato con molta circospezione.


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