Molte le mutazioni
possibili dovute al riscaldamento delle acque superficiali
del mediterraneo. Tra queste un impoverimento della produttività
primaria simile a quanto
accade nei mari tropicali.
ltre
i dati che hanno registrato inequivocabilmente il riscaldamento
del mare, sintomo certo e conseguenza della mutazione
climatica, coloro che frequentano la distesa liquida anche
sotto la superficie hanno potuto avvertire personalmente
- da alcuni anni - il cambiamento
della profondità (maggiore) in cui si trova quell’abbassamento
repentino della temperatura chiamato termoclino.
In certe situazioni locali non si riesce ad avvertirlo più
nemmeno alle profondità abituali di immersione. Tra
le tante conseguenze ulteriori (fenomeni meteo estremi come
tempeste violente in coincidenza con altre situazioni atmosferiche,
ingresso di specie tipiche di mari tropicali, spostamento
di specie normalmente presenti a basse latitudini verso
Nord, proliferazione di certe specie come alcune meduse,
mutazioni nel comportamento biologico, eccetera) forse non
si è parlato sufficientemente di una possibile conseguenza
negativa del riscaldamento del mare: la diminuzione della
sua produttività.
IL SURRISCALDAMENTO
DELLE ACQUE E' UNA TRISTE REALTA'
In che modo
può succedere? Dobbiamo ricordare che la catena alimentare inizia
dal plancton vegetale, per proseguire con il plancton animale
che si nutre di quello vegetale,
per proseguire con i consumatori successivi fino ai livelli
massimi della piramide alimentare. Quindi il primo anello
della catena, il plancton vegetale, è importantissimo. Tornando
indietro nel tempo, quando i ritmi stagionali erano nella
norma, le acque superficiali avevano una temperatura inferiore
a quella odierna; inoltre ai primi
freddi autunnali la temperatura alla superficie diminuiva
più della temperatura degli strati profondi: e quindi l’acqua
più fredda superficiale sprofondava e lasciava salire quella
profonda più calda che si portava con sé le sostanze nutritive
indispensabili alla “fertilizzazione” naturale
del mare. In queste condizioni, con una illuminazione
(altro fattore concomitante) ancora sufficientemente intensa,
si produceva uno sviluppo del fitoplancton.
I nutrienti rimanevano in circolo durante l’inverno nella
colonna d’acqua, in quantità sufficiente per un nuovo sviluppo
del fitoplancton in primavera, quando l’intensità luminosa
tornava a livelli utili.