Le esche
Oltre ai sempre efficaci anellidi quali: arenicola, muriddu,
americano e coreano, potremmo sbizzarrirci con
l’uso di esche naturali quali il gamberetto vivo o i vari
tipi di molluschi bivalvi facilmente reperibili in pescheria,
oppure il paguro, il murice e la patella. Non
tratteremo
in questo articolo l’uso della sarda, che non è mai un’esca
da sottovalutare, anche se, essendo impiegata per la cattura
di esemplari spesso di taglia quali grossi gronghi, murene
e serra principalmente, necessita di attrezzature pesanti,
appositamente per la “pesca grossa”! Nei restanti
casi, canne, mulinelli e monofili da surfcasting andranno
più che bene per affrontare una battuta di pesca sul misto.
ESCA VIVA,
GROSSA E PICCOLA VALIDA PER TUTTE LE BOCCHE
Dove lanciare
Più che lanci lunghi, questi dovranno
essere precisi per piazzare le nostre esche nel canalone
posto lì di fianco o nella buca tra gli scogli,
a ridosso di quel tappeto di posidonia, magari a soli cinquanta
metri dalla battigia. Queste zone sono facilmente riconoscibili
perché quasi sempre di colore più chiaro. Oltre che con
la vista, meglio memorizzare anche con indicazioni diverse
la morfologia dei fondali a noi antistanti altrimenti col
calar del sole sarà impossibile lanciare dove vorremmo.
Ecco che può tornare utile a tale
scopo osservare l’angolazione di pesca del filo rispetto
al nostro reggicanna,
ad esempio perpendicolare, a 30° o a 45° gradi da esso e
la quantità di filo fuoriuscito dalla bobina per determinare
la distanza di lancio. Con un po’ di cotone colorato
possiamo effettuare un nodino sulla lenza del mulinello
oppure segnarlo con un pennarello indelebile, così da recuperare
velocemente dopo il lancio fino al punto segnato sulla nostra
lenza. Possiamo inoltre sentire
il piombo che struscia sul fondale recuperando lentamente
il terminale, ma pescando su fondali misti questa operazione
potrebbe essere fonte di incaglio, meglio perciò avvalersi
dei due sistemi precedentemente indicati.