Il lancio dell'esca
L’azione di pesca inizia con il
lancio dell’esca in corrente tenendo l’archetto del mulinello
aperto in attesa che i tocchetti di sarda fresca, innescati
con la mazzetta di ami, siano efficaci come richiamo e si
dispongano
in corrente. Si lascia svolgere una ventina di metri circa
di monofilo e si chiude l’archetto tenendo il filo in tensione
recuperandolo lentamente. L’affondamento
maggiore o minore potrà essere regolato, in caso di corrente
eccessiva, con qualche pallino
di piombo aggiunto sul terminale. L’attacco dell’esca,
da parte delle occhiate, non tarderà ad arrivare se le operazioni
di pasturazione sono state svolte a regola d’arte. Le
notti più adatte sono quelle illuminate dalla luna, a partire
dal primo quarto. Naturalmente durante le fasi di luna calante,
gli orari si spostano nella tarda notte, dalle
24 fino all’alba, ma le ore indicate sono sempre quelle
in cui la luna appare alta nel cielo.
A
un tratto... ecco l'orata Se
ad un tratto le occhiate non si fanno più sentire,
c’è la possibilità che il branco sia stato allontanato
da qualcosa. In genere, se non si tratta di un rumore
che ha arrecato disturbo, il significato di un momento
di stasi della pesca può preludere all’avvicinamento
di un’orata, che determina l’allontanamento momentaneo
delle occhiate dalle esche. In questo caso bisogna
essere pronti alla ferrata e a contrastare la fuga
con la frizione del mulinello tarata opportunamente.
Lavorare un’orata di qualche kg con un terminale da
0,20 mm è operazione emozionante e richiede sangue
freddo e concentrazione ma può regalare gran belle
soddisfazioni.
Pure
il sarago ci sta
Anche i saraghi, come le occhiate, le orate ed altri
sparidi, si possono pescare di notte, dal tramonto
in poi. Sia il richiamo a base di sardine, l'esca
usata e l'habitat di rocce o misto, sono le condizioni
ideali per questi pesci ma, a differenza delle occhiate,
non si muovono in grossi branchi e le catture, spesso,
non sono abituali.