Generalmente ogni tecnica ha le sue canne specifiche, ma
ci sono molti attrezzi che possono essere polivalenti da
usare per più tipi di pesca. Nella traina il discorso è
ben diverso. Le canne create e progettate per questa tecnica
non si adattano ad altro tipo di pesca se non al drifting,
una sorta di "costola" prelevata direttamente dalla traina.
Testo e foto di Carlo Neri.
e
canne da traina si dividono in due parti: fusto e manico.
Il primo è la parte lunga e flessibile che contrasta il pesce,
mentre il secondo è l’impugnatura alla quale si fissa il mulinello
che si afferra per compiere l'azione di pompaggio della preda.
Le canne si identificano per il libraggio;
ovvero per la potenza retroattiva del fusto al momento in
cui, da flesso a 90° rispetto al manico, ritorna
in posizione retta.
ALLA
RICERCA DEL GIUSTO EQUILIBRIO DEI COMPONENTI
Generalmente
i parametri di etichettature delle canne di marca,
si avvicinano molto tra loro, ma ci sono alcune sottomarche
in cui il libraggio è assolutamente arbitrario e non è compatibile
con quelle di pari potenza dichiarata. La
potenza di una canna deve essere in assoluto equilibrio con
il carico di rottura della lenza, ai fini di avere sempre
un complesso ben calibrato. Si possono avere dei limiti di
tolleranza, abbinando ad esempio una canna da trenta libbre
con una lenza da venti o viceversa, ma
sempre tenendo conto delle prede da insidiare e della pratica
personale.