Durante i seminari tecnici, nelle marine, e nelle competizioni
che mi vedono presente in giro per l’Italia, la domanda
di rito è: “Capitan Pastacaldi, qual è l'esca giusta per
catturare le "great ricciole e i big dentici?” La risposta
è sempre la stessa: “esche grandi e unicamente vive!” Comunque,
cari lettori, i grandi successi di traina li ho conquistati
innescando calamari ed aguglie. Ecco dei piccoli segreti
per una grande riuscita... parola di capitano!
Testi e foto Capt. Maurizio Pastacaldi e arch. Pesca e nautica
a
prima cosa da non sottovalutare per non compromettere l’avventura
di pesca è la funzionalità e la capienza della
vasca del vivo. A volte è più proficuo un enorme catino alimentato
dalla pompa del lavaggio ponte, che vasche specifiche che
“adornano” i pozzetti dei “fisherman” del momento. L’importanza
di mantenere viva e vegeta l’esca, evita di percorrere decine
e decine di miglia per raggiungere ambite poste e, ahimè,
dover tornare al porto perché le esche durante il tragitto
sono già morte. Altro punto importante: il terminale
Unicamente per innescare l’aguglia e il calamaro, sia per
qualità che per praticità, uso il terminale di due metri di
fluoro carbon Seaguar da 55 libbre, corredato di due ami Colmic
Nuclear MR21 nella misura 5/0.
RISPETTO
DELLE REGOLE PER AVERE UNA MARCIA IN PIU'
Vasca del vivo con cefalopodi
Il trainante
montato scorrevole in modo di regolare la distanza dal ferrante
a seconda della taglia dell’esca. Premesso questo, diamo un
dettagliato sguardo alle nostre esche vincenti, pedine fondamentali
per dare scacco alle grandi prede. Il calamaro, questo “simpatico” cefalopode
ha un infinità di pregi, ma pecca solamente di
una cosa: “è difficile e faticoso da catturare.” Il dilemma
è solo questo, le sue fameliche abboccate si hanno al tramonto,
durante la notte e alle prime ore della giornata a discapito
dei pescatori dormiglioni.