Sono
sempre molti i pescatori che abitualmente frequentano i
nostri porti (permessi permettendo). Molti si tramandano
da generazione a generazione sistemi e strategie da adottare
in questi ambienti particolari, dalle acque apparentemente
sporche e cupe.
Testo e foto di Alberto Marchi e Alberto Costanzo
n
realtà, lo sporco e l'opacità dell'acqua si trovano solo
in superficie perché, appena un metro sotto,
diventano abbastanza pulite e trasparenti... ma questo non
sta a significare che non siano inquinate. Generalmente
nei porti, si hanno due zone diverse adatte alla pesca:
i moli interni e le dighe esterne ed è proprio di quest'ultime,
nonché delle tecniche di pesca più appropriate
che intendiamo raccontare in questo articolo. Il motivo
principale va ricercato nella grande affluenza di pescatori
in questi luoghi.
TECNICA
RAFFINATA E CONOSCENZA DELL'HABITAT DEI PORTI
La pesca dalle scogliere artificiali
situate all'esterno delle dighe che proteggono l'entrata
di un grande porto commerciale, sono dette "antimurali",
ma anche una costa sabbiosa sottoposta a erosione, richiede
sempre un'attrezzatura medio pesante. Se deve tener conto,
infatti, che il fondale sul quale appoggia la diga, è di
solito formato da uno strato uniforme di sabbia e da pochi
scogli quasi del tutto insabbiati, che si sono stacccati
dalla stessa. Le acque che bagnano
la diga sono già profonde in prossimità dalla stessa e proprio
per questo motivo, consentono al pesce di avvicinarsi
sensa sospetto alcuno anche in pieno giorno e con mare appena
increspato. All'inizio dell'estate, si possono vedre i
"lampi" di luce prodotti dai fianchi delle orate e dalle
righe giallognole delle salpe che spanciano sul
fondo a tiro quindi di una buona canna da lancio.