PESCA DALLA BARCA





Molte specie possono essere pescate con tecniche differenti; fra queste, le palamite che entrano in fermento in estate, si catturano sia a barca ferma, sia trainando artificiali o il vivo. Vediamo come.

Testo e Foto di Gianmarco Limone


ll'inizio dell'estate le palamite cominciano a transitare lungo le nostre coste e ad avvicinrsi notevolmente a terra. In ogni caso a seconda del tratto di mare e quindi della regione in cui operiamo, il "transito" può avvenire anche in alto mare.
Le zone migliori da battere, sono le classiche le secche, territorio comune a molti predatori perché frequentato anche dai branchi di pesce di cui si cibano, ovvero sardine, boghe, aguglie eccetera.


PREDATORI AGGRESSIVI E GRANDI COMBATTENTI



Se la nostra specialità è la traina, niente di meglio che un buon artificiale - ad esempio un cucchiaino con o senza piuma- o un minnow, mossi ad una velocità che varia dai cinque ai sette nodi. Girando intorno ad una secca si amplia la possibilità di incappare nella mangianza su cui dirigerci, con la speranza di qualche probabile ferrata. Di norma, la presenza del branco si avverte con facilità dal volo circolare e dalle "urla" di gabbiani che veloci si tuffano verso il mare che ribolle dei pesci predati spinti in superficie e quindi azzannati da decine di bocche fameliche che lasciano giocoforza degli avanzi. Il concetto di questa tecnica, dunque, è la ricerca e il movimento. A barca ferma le cose cambiano. Sono i pesci che dovranno raggiungerci attirati dalla pastura e dalla sua profumata scia. Questa strategia o se la vogliamo chiamare tecnica, può essere fatta sia all'ancora, sia a scarroccio.

 


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