Da
qualche anno a questa parte, in tutto il Mediterraneo, si
sta verificando una drastica diminuzione della taglia media
dei tonni . Tutto ciò ha indotto i pescatori ad adeguare
strategia e attrezzatura.
Testo e foto di Alessandro Cararresi
metà degli anni ottanta, provenienti
direttamente dall'Adriatico ed esportate in tutti
i nostri mari, le uniche attrezzature usate dai pescatori
di tonni e di squali, erano le 80 e le 130 libbre. Canne
molto toste accompagnate da mulinelli adeguati e in grado
di contenere mille e più metri di nylon.
I terminali poi, venivano costruiti per sopportare
la trazione di un treno -così infatti si raccontava la prima
fuga di un tonno-.
LA
STORIA INSEGNA: L'EVOLUZIONE DELLA PESCA AI TONNI
Il concetto, ovviamente,
era adeguato all'epoca e al fatto che i tonni giganti
non frequentavano solo l'Adriatico, bensì sguazzavano abbondanti
e felici dallo stretto di messina al Golfo del Leone. Purtroppo
i giganti di un tempo sono lentamente ma inesorabilmente
scomparsi,e i pescatori, sia per sportività ed etica sia
per una naturale evoluzione la tecnica e con questa le attrezzature
si sono affinate, e chi prima, chi dopo, è passato alle
50 libbre. Le prime esperienze
di tonni catturati con le 50 libbre sono avvenute
in Adriatico e sono state vere e proprie imprese. Fra i
primi a "sponsorizzare" l'idea ci fu l'allora neonata Alutecnos,
che offrì i suoi innovativi mulinelli da 50 libbre al presidente
di un club a patto che da quel giorno in poi, usasse solo
quel libbraggio, rapportandolo ovviamente a canna e monofilo
e che, a sua volta, divulgasse l'idea ai soci e agli amici
pescatori. Non fu facile perché
combattere un gigante di 200 chili con una lenza
che strappa a 25, non è assolutamente un gioco da ragazzi;
inoltre, va sfatata anche la leggenda che a causa della
scarsa profondità , sia più semplice la cattura di un gigante.