Tutto
ciò avverrà facendo transitare l'esca in un
tratto di mare con fondale sabbioso, luogo di rifugio
e caccia dei trachinidi. Procederemo normalmente a tre, quattro
nodi, con
lenze zavorrate in modo che l'esca si presenti un po' sotto
la superficie anche se non di rado potremo avere attacchi
anche trainando in superficie e ad andatura medio/veloce.
La montatura può essere la
stessa della trainetta di superficie, ovvero monofilo
terminale dello 0,14/0,18 lungo un po' meno della canna, piombatura
di 5/10 grammi posizionata sulla madre lenza, terminante con
una girellina con o senza moschettone.
Matassina o Meciuda per
la cattura delle aguglie
senza ami.
Al terminale legheremo due ami
di misura adeguata all'esca, distanti non più di due
dita l'uno dall'altro.
Ma entriamo bene nella specifica della montatura:
i due ami legati in serie sulla stessa lenza avranno la funzione
di "trainante" e "catturante",
come succede per la traina alle ricciole, dentici eccetera.
TUTTO CIO'
CHE SCORRE SULL'ACQUA DIVENTA APPETIBILE
Si potrà pescare con lenze
anche prive di piombatura come nel caso della
pesca ad occhiate, aguglie e sugarelli.
E' fondamentale ove evitare garbugli paurosi e attorcigliamenti
vari, l'uso della girella che, fra l'altro, annullerà
la rotazione dellesca. Fra le esche a disposizione, i
vermi di terra (lombrichi) e i coreani sono quelli più
facilmente reperibili e possono dare risultati
più continuativi proprio per la loro consistenza
e tenuta. Meno adatte alla traina sono però le tremoline
di fango, data la scarsa consistennza della loro carne e
le ridotte dimensioni.
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