Talvolta
le nostre fantasie ci portano a sognare grossi pesci catturati
negli angoli più remoti del Mediterraneo o ci portano in
mari esotici lontani migliaia di chilometri... poi vieni
a sapere magari che c’è un piccolo flusso migratorio di
pescatori Nordamericani che viene nel nostro mare per la
pesca del tonno e ne rimane entusiasta. Allora è proprio
vero che l’erba del vicino è sempre la più verde?
Testo di Mimmo Marfè - foto
di M. Marfè e
M. Pastacaldi
ello scorso numero
della nostra rivista abbiamo per la prima volta, a firma
del vostro autore, chiacchierato di pesca dalla
barca e precisamente di pesca a bolentino ai saraghi. Oggi
non facciamo un grande spostamento, lo specchio d’acqua
è sempre lo stesso ossia le acque antistanti il capo di
Miseno, solo che la barca in questione non è il classico
gozzo ma una di quelle, sogno di molti, attrezzata per la
pesca, sia essa la traina, il drifting o lo stesso bolentino,
quello pesante. Ma come documentato nelle foto anche un
buon gommone attrezzato ad hoc può adempiere egregiamente
alla funzione.
Quello che inoltre cambia è l’attrezzatura, non
cannette da bolentino ma canne da traina anche se di libbraggi
limitati, infatti l’obiettivo, almeno questa
volta non è il tonno, ma predatori medi di cui tutto il
Tirreno è abbastanza ricco e che spesso non richiedono nemmeno
grandi spostamenti.
I MIGLIORI
PREDATORI SI PESCANO
AI PIEDI DEL VESUVIO
Il tratto di mare è quello che dall’interno
del golfo di Napoli porta in direzione
Procida alle poste esterne dello stesso. E’ capitato
a chi scrive che mentre sulla nave traghetto si recava ad
Ischia, di individuare più di una volta branchi di grossi
tonni che facevano rotta proprio nel canale, ed è in questo
tratto di mare che la traina con il vivo ma anche con artificiali
è molto praticata. Le prede maggiormente presenti sono le
ricciole anche di bella taglia e, almeno lo scorso anno,
lampughe in numero impressionante e spesso di taglia proprio
eccellente. Per la ricerca della ricciola l’esca principe
è l’aguglia viva ma c’è anche chi se la gioca con sugarelli
e calamari o seppia viva; forse con acque calde è però l’aguglia
a dettare legge. I fondali in questione non raggiungono
batimetriche di rilievo, per cui l’affondamento dell’esca
risulta abbastanza semplice. Con
le lampughe potrebbe valere lo stesso discorso delle esche
per la ricciola, ma un sapiente uso di artificiali
risulta spesso parimenti redditizio.