Di giorno si sta in spiaggia che è
una favola. Le notti iniziano ad accorciarsi e qualche volta
ci consente di tirare fino all’alba. Il nostro ben noto amico
Gaetano Savoca era sulle spiagge che da Messina portano a
Taormina.Innescava solo filetto
di sardina a salsicciotto per un mare che presentava solo
una buona risacca, residuo di una precedente forte mareggiata.
Al limite di ogni azzardo consentito
pescava con una coppia di canne che qualche snob definirebbe
da beach ledgering. Qualche decina di metri, ma
non di più, oltre la risacca il fondo era abbastanza aperto
e bastavano piombature leggere per garantirsi una discreta
tenuta. Ad inizio notte la Konixx tele va completamente in
bando, quasi si fosse staccato il piombo, egli si avvicina
alla canna alzandola e recuperando il filo in bando.
Oltre la risacca qualcosa girovaga quasi inconsapevole che
quella succulenta sardina celava un mortale inganno,
ignorando il piccolo piombo che si trascinava. Canna sfilata
dal picchetto ed alzata in alto mentre all’unisono recuperava
il filo in bando e ferrava.
SPIGOLE
ORATE E "SERPENTONI" DA
FAR PAURA
Un canto paradisiaco di frizione lasciava
presagire che dall’altro lato non c’era la solita mormorona...
ma una spigola, come testimoniato dalla foto, di oltre 7 chili.
Poi emotivamente la battuta poteva dirsi conclusa ma altri
filetti di sardina erano inviati in acqua quasi per rito.
Ci si allontana dalle canne per un bivacco notturno, altro
che panino! Nel suo racconto Gaetano ci parla di salsicciata
e dintorni. Poi dopo un bel po’ torna alle canne e trova di
nuovo le stesse in bando. Inizia dalla Konixx ledgering, si
avete capito bene quella con cimini
ad innesto in fibra di vetro; qualcosa di ottusamente
fermo non vuole muoversi dal fondo. Mette il filo in tensione
con la frizione aperta giusto quel poco che non permetta la
rottura del filo e passa all’altra canna. Situazione quasi
identica ma meno estrema. Inizia
un recupero al limite della rottura ed esce fuori dall’acqua
un nero serpentone, di quelli che ti riconciliano
con la pesca al grongo. La canna più leggera dopo un 10 o
15 minuti va di nuovo in bando, è il momento di tentare il
recupero mentre “l’animale” si muove. Sarà un polpo? Inizia
un recupero quasi senza speranza, la
cima è piegata all’inverosimile, poi proprio in
risacca la senzasione è quella di aver agganciato qualche
grosso sacchetto pieno d’acqua che dalla stessa risacca è
sballottato di qua e di là. Le testate le avverte solo gli
ultimi metri ed esce fuori un grongo che ha dell’inverosimile
se rapportato all’attrezzo con cui è stato lavorato.