Molti pescatori
non sanno che le pasture contenute nei sacchetti sono composte
da una base solida insapore ed inodore alla quale vengono
aggiunte sostanze naturali o artificiali che, amalgamano
l'insieme, donando profumo e sapore. Indovinare la giusta
dose di questi elementi, significa riuscire a richiamare
i pesci a tiro di canna... e farli rimanere lì...
ad abboccare alle nostre esche.
Testo di Gianmarco
Limone - foto arch. Pesca e Nautica
l
primo input che abbiamo di fronte ad una pastura
è odorarla per capire quale sarà il gusto
e quindi il "destinatario", ovvero la specie di
pesce a cui è indirizzata. In altre parole,
se "profuma" di formaggio i destinatari saranno
ad esempio muggini, occhiate, saraghi eccetera.
Ma da cosa deriva e come nasce una pastura?
La fragranza di una pastura, dipende dall'insieme degli
elementi che la compongono, ovvero dalle materie prime di
base unite ai vari aromi.
AROMI PROFUMATI
E OLEOSI CHE SI DISPERDONO IN ACQUA
Quest'ultimi essendo composti
liquidi o in polvere altamente solubile, si espandono
rapidamente in acqua, stimolando l'organo olfattivo dei
pesci; i componenti base, invece, li fanno rimanere in zona,
in quanto divengono cibo... ottimo cibo se la pastura è
ben amalgamata. E cosa si intende per materie prime? Queste
altro non sono che il "corpo" solido della pastura,
ovvero farina di grano o di mais, oppure pane,
formaggio grattugiato, pesci essiccati e ridotti in polvere,
frutti come le mandorle, il cacao o le arachidi eccetera
eccetera. Ovviamente, come succede per tutte le merci messe
in vendita, ne esistono di scarsa,
buona e ottima qualità e come per tutte le merci,
ci sono prezzi differenziati che spesso distinguono
in maniera positiva o negativa la qualità del prodotto.
Chi più spende meno spende. Non scordiamolo. Per
portare un esempio, di pasture al formaggio ne esistono
più tipi: prodotto esclusivamente da crosta, misto
di crosta, polpa e farina e per terminare, di sola polpa.