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Nella pesca sportiva, un largo capitolo viene dedicato alle esche artificiali. Il pescatore può dare sfogo alla sua fantasia e intuito scegliendo fra un’infinità di colori, forme e materiali. E’ importante, però, conoscere alcune regole. Vediamole insieme.

Testo di Alessandro Carraresi - foto di A. Carraresi - R. Marino - M. Miliani

olto probabilmente è stato lo spirito di osservazione a indurre l’uomo a imitare ciò che la natura fa spontaneamente da sempre; in questo c’è chi ci riesce egregiamente, chi non ci riesce affatto e chi, con un colpo di fortuna, trova la chiave giusta al momento giusto. Nella pesca sportiva l’imitazione rappresenta un ampio capitolo dato che in molte tecniche ci si avvale proprio del “finto” che attrae l’attenzione, induce curiosità e quindi provoca una reazione. Se ci dovessimo rifare alla storia, le date e le prove sono incerte, ma la logica porta a pensare che il primo “finto” sia nato dall’osservazione del comportamento del “vero”: Un qualcosa scorre caduto in acqua e si muove spinto dalla corrente in maniera tale da sembrare naturale e quindi vivo.

INIMITABILI IMITAZIONI CHE SFRECCIANO SULL'ONDA


Ed ecco che accade l’impensabile: il pesce in carne ed ossa lo scambia per cibo appetibile e lo attacca… il resto è storia. Ai nostri giorni il comportamento dei pesci è lo stesso e, in egual modo -a seconda dell’entità del branco dei predatori in acqua- viene aggredito tutto ciò che viene loro proposto. Perché direte voi, a seconda dell’entità del branco? Semplice! Perché il branco si carica di competitività e ogni singolo cerca di accaparrarsi la preda, il suo cibo. Ecco che se si opera in presenza di un folto gruppo di individui (pinnuti), aumenta a dismisura la possibilità di fare un buon carniere.



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