A
chiudere a nord il golfo di Napoli c’è un promontorio da
una forma estremamente particolare molto simile ad un trapezio.
E’ il capo di Miseno noto fin dall’antichità quale luogo
dal quale i cronisti dell’epoca come Plinio il Vecchio redassero
le loro cronache sull’eruzione del Vesuvio che distrusse
Pompei ed Ercolano.
Testo e foto di Mimmo Marfè
ggi
il luogo mantiene le sue caratteristiche privilegiate
per l’osservazione del Golfo e delle isole dell’arcipelago
campano e nelle giornate molto nitide si riesce ad osservare
l’arcipelago Pontino.
Ma il nostro interesse non è di tipo paesaggistico.
Quasi ai piedi del promontorio è presente una vasta attività
di mitilicoltura (naturale richiamo di varie specie ittiche)
e nonostante la scarsa profondità che rileviamo ai margini
dei grossi galleggianti che sostengono i filari di cozze,
la pescata a bolentino leggero
può riservare belle soddisfazioni.
NEL REGNO
DEGLI SPARIDI CATTURE DI ALTA
QUALITA'
Specie di sabato e domenica
con il bel tempo conterete decine e decine di piccole barche
che ballonzolate dalle onde dei vaporetti di linea che passano
all’esterno dell’allevamento, se la giocano con alterne
fortune innanzitutto alla ricerca di sparidi. E’ ovvio che
in presenza di cozze sia poi lo
sparide il pesce più presente e la cozza l’esca di elezione.
Ma non basta conoscere esca e posto per fare carniere. La
fascia d’acqua intermedia è popolata da fittissime colonie
di fameliche e grosse boghe che molto spesso impediscono
alla nostra esca di raggiungere il fondo. Si è sviluppata
quindi una tecnica che prevede l’uso
della cozza prima delicatamente aperta poi innescata, poi
chiusa con lo stesso nylon del calamento e prima
della chiusura si inserisce nelle valve anche un piccolo
piombo che farà scendere più velocemente sul fondo il boccone
e poi con in piccolo strappo si procederà all’apertura delle
valve ed alla perdita del piombino.