Il polpo è sicuramernte
il cefalopode più conosciuto dei nostri mari. E'
facile imbattersi in lui anche a pochi metri da terra; è
sufficiente uno scoglio, un riparo qualsiasi, un oggetto
buttato in acqua per attirare la sua attenzione, ma sarebbe
meglio dire la sua innata curiosità.
Testo e foto di Alberto Marchi
ei
nostri mari vivono varie specie di
questi ottopodi: il polpo comune (Octopus
vulgaris), che ha i tentacoli uguali in larghezza e
muniti di una duplice serie di ventose, la stringa o polpessa
(Octopus macropus), sempre con due serie di ventose
ma con due tentacoli più lunghi. Il polpo bianco
(Ozoena aldovrandi), e il moscardino (Ozoena muscata)
che hanno una sola serie di ventose sui tentacoli, il moscardino
emana inoltre un forte odore di muschio, che ne fa un'escaottima per coloro che si dedicano
alla pesca al dentice con i palamiti di fondo.
ATTRATTO
DA TUTTO QUELLO CHE STIMOLA LA SUA CURIOSITA'
Il
polpo
(Octopus vulgaris), con il suo corpo a forma di globo,
con i suoi robusti tentacoli e con i suoi occhi allucinati,
può suscitare a prima vista un senso de repulsione.
La realtà è ben diversa, in quanto si tratta
di uno degli animali marini più intelligenti. E'
ben capace di difendersi egregiamente e di catturare la
sua preda, scegliendo la maniere più logica e più
semplice. Inoltre il polpo non è né
viscido né scostante come può sembrare a prima
vista. Anzi, nel suo ambiente sommerso, è
capace di giocare con la mano di un subacqueo che ha avuto
la pazienza di saperlo accattivare.
Purtroppo i nostri rapporti col cefalopode si limitano alla
pesca e alla "fabbrica dell'appetito". La "fiocina" è
composta da un grosso e robusto pettine in ferro o in acciaio
inox, i cui lunghi denti terminano con una aletta
che ha il compito di trattenere il mollusco trafitto.
Sul ferro viene fermato un pesante manico di legno lungo
tre o quattro metri. Un altro strumento indispensabile
per la pesca è il cosidetto "specchio".