Distriubuito
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Ma
siamo proprio certi che quanto leggiamo corrisponda a verità?
Ovviamente non mi riferisco a giornali o altre pubblicazioni
ma a quanto ad esempio, nel nostro caso, è riportato sulle
etichette dei monofili. Il discorso andrebbe allargato ad
altro, tipo il range dipotenza delle canne, ma per questa
volta soffermiamoci sui monofili sia da bobina che da finale
per cercare insieme di capirci qualche cosa in più.
Testo e foto di Mimmo Marfè
o
scorso anno su di un prestigioso catalogo di
pesca notai l’incongruenza tra i carichi di rottura riportati
sull’etichetta di alcuni monofili e quanto invece riportato
sulle tabelle riassuntive. Tanto per capirci, e la documentazione
è ancora in mio possesso, diciamo che per un diametro del
25 del filo alfa erano segnati 5 chili mentre nella tabella
riassuntiva dei vari diametri dello stesso filo alfa per
quello stesso diametro erano riportati 10 chili. Roba da
non crederci anche per il prestigio del catalogo in oggetto.
Allora partiamo da una constatazione ossia che
nel nostro paese non c’è alcun Ente che tuteli i consumatori
nell’ambito della pesca sportiva e spesso c’è
la rincorsa a chi la spara più grossa. Ma noi fessi non
siamo e possiamo almeno difenderci. Nella maniacalità che
mi distingue sono solito testare quanto ci viene venduto
come oro colato. Con metodi sicuramente non precisi al massimo
testai un vecchio filo made in Japan con etichetta giapponese
e per un diametro dello 0.23 (risultato
alla misurazione 0.234 quindi accettabilissimo)
avevo un carico di rottura di 6 libbre ossia circa 2, 8
chili. La prova confermò abbastanza fedelmente quanto dichiarato
in etichetta.