PESCA DA TERRA



Piccole manutenzioni II parte

Riprendiamo il nostro discorso sulle operazioni di controllo che bisognerebbe compiere sulla propria attrezzatura prima di riprendere la via del mare, dopo il riposo (per chi lo pratica) invernale. Il mese scorso abbiamo parlato di come cercare di riportare in buone condizioni canne e mulinelli, ora ci dedicheremo al controllo della cassetta da pesca e del suo contenuto, del guadino e di un piccolo allenamento.

Testo di Paolo Simoni - foto di P. Simoni e

l primo controllo riguarderà la robustezza della struttura e delle chiusure della nostra cassetta che dovrà essere integra. Spesso, infatti, il percorso per raggiungere le postazioni di pesca non è agevole e non esiste nulla di più sgradevole che sentire un sinistro “crac”, mentre stiamo abbarbicati come capre fra gli scogli o stiamo attraversando in precario equilibrio un tratto di mare.
Le conseguenze del famigerato “crac” è di vedere galleggianti, ami e quant’altro disperso in un pertugio irraggiungibile tra le rocce oppure trasportati via dalla corrente del mare.
Perciò, bando agli indugi, dovremo mettere mano al portafogli e sostituire la nostra casetta se non sarà in perfette condizioni.
Dovremo poi controllare fili, ami e galleggianti.

 
TUTTO L'INDISPENSABILE... E ANCHE QUALCOSA IN PIU'

Fili
Gli elementi che formano i nostri fili di pesca tendono a deperire soprattutto a causa degli agenti atmosferici e dello sfregamento, oltretutto, più i nostri diametri saranno fini e maggiori saranno le possibilità di danneggiamento. Pensare di ritrovare le stesse caratteristiche di robustezza ed elasticità, dopo che la nostra bobina è stata ripetutamente bagnata dagli schizzi del mare pieni di salsedine, lasciata su uno scoglio sotto i raggi del sole d’agosto e, infine, riposta in una macchina che è diventata un forno bollente, è una vera e propria utopia. Sarà necessario, allora, fare due piccole prove per testare la tenuta dei nostri nylon (anzi ex nylon visto i nuovi composti che sono usati). Come prima cosa svolgeremo il filo e, se rimarrà arricciato od in spire circolari, saremo di fronte al primo campanello d’allarme perché vorrà dire che ha preso memoria. La seconda operazione da compiere sarà di provare, intrecciando intorno alle mani due capi, la resistenza.Se, al minimo sforzo, si spezzerà senza la minima resistenza, vuol dire che le scorribande marine lo avranno reso inutilizzabile e provare a pescarci sarebbe positivo solo per i pesci. E’ancora più importante ripetere le stesse operazioni anche con i fili imbobinati sui nostri mulinelli che devono srotolarsi senza il minimo intoppo.


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