Mio
padre, io ed i nostri amici non rientriamo per nulla nella
schiera di quei pescatori accaniti che mettono la sveglia
di notte per trovarsi all’alba sulla posta; preferiamo,
piuttosto, svegliarci con calma ed incontrarci ad orari
più umani: insomma, verso le 8:30 siamo tutti sotto alla
casa di uno dei componenti del nostro “equipaggio”.
Il nostro obiettivo è la secca di Nisida nel golfo di Napoli.
Testo e foto di Fabio Crocetta
iscutendo
del Milan stellare, di Totti e Cassano, del Napoli
che, invece, si ritrova vergognosamente in fondo alla serie
B, ma anche di lavoro e politica, per evitare di annoiarci
durante il lungo “viaggio” che ci separa dall’ormeggio di
Bacoli (siamo nel golfo di Napoli), arriviamo sulla barca,
quando è già pronta la soffiata del nostro Caronte: “ E’
trasut ‘nu branc ‘e aurate fora ‘e bidun!”, cioè, in traduzione
simultanea “è arrivato un branco di orate fuori ai bidoni”
(utilizzati come galleggianti per la mitilicoltura). Ci
rechiamo in fretta sulla posta ed intorno alle 11:30 cominciamo
a pescare con immancabili cozze e paguri, detti
da queste parti “rancioni”, infatti in napoletano “rancio”
è il granchio.
INIZIA
LA BATTUTA E
PRESTO IL GIOCO SI FA
DURO
Ci mettiamo a ripulire la zona dai pesciolini
“netta-ami” e così salgono scorfanelli,
perchie e donzelle in quantità “industriale”, ma della regina
degli Sparidi, l’orata, neanche l’ombra! Dopo
un po’, però, ne sale una a paiolo, ma non supera i 200
grammi. Che delusione! Decidiamo, perciò di cambiare zona
e ci rechiamo su una secca lì vicino, da noi spesso tenuta
in scarsa considerazione, nonostante le ottime catture.
La nostra è una pesca chiaramente selettiva e,
quando il gioco si fa duro, è l’ora dell’amo da 3, piombo
da 30 grammi e terminale dello 0,28. Decidiamo di pescare
tra i 40 ed i 60 metri, sebbene la secca si estenda anche
su fondali più profondi.