PESCA DA TERRA


Ma perché non provare a fare come un gatto, invece, che anche mentre dorme tiene d’occhio il topo? Sistemo le bimbe nell’entroterra di dune e lì per lì preparo il finalino; m’avvicino alla battigia, innesco un bigatto, carico il pasturatore e lancio. Plunf. Poggio la cannetta sul puntello del reggicanna infisso sulla sabbia e torno sui miei passi, a sedermi con le figlie e a giocare insieme con loro. Facciamo i castelli di sabbia, con la sabbia quasi asciutta: non vengono benissimo, ma va bene lo stesso. Va molto, molto bene.

Epilogo
La cannetta, sorvegliata con la coda dell’occhio, dopo un po’ si piega inopinatamente: le bimbe, con la paletta a mezz’aria, mi guardano mentre corricchio a smanovellare contento. Sento che non è un pesce grosso, ma enfatizzo il recupero per il divertimento delle mie spettatrici. “Un sarago!” fingo di gridare, “Eccolo che viene!” Silvia, la più piccola, approfittando del momento, fa quello che aveva desiderato fare sin dall’inizio: entra in acqua con tutte le scarpe. La porto in secco in uno al sarago. Ristabilite le giuste distanze dal bagnasciuga, riprendiamo a giocare e dopo un po’ sono io che, accorrendo ad un’altra piegata di vettino, frano su un infido montarozzo di posidonia spiaggiata e mi fradicio una scarpa. In compenso sfilo dall’acqua una spigolotta.
Sopraggiunge la “mamma”, poi, paga di shopping, per unirsi a noi. Nei suoi occhi un bonario filo di rimprovero, come quello di chi ti “becca” con le dita nella marmellata. “Non avevo capito che ti saresti messo a pescare” “Infatti; non sto pescando, sto facendo le “formine di sabbia, non vedi?” “E quella canna? E questi pesci?” “Canna?…ah, sì, beh sai, quella se ne sta lì, per conto suo…” “Sarà meglio andare, c'è un po’ troppo vento, per le bimbe” “Vento?…quale vento?”


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