PESCA DA TERRA


Spiega chiaramente che, considerata la stagione, (invernale) è fatto assoluto divieto di entrare in acqua, denudarsi bellamente, pretendere l’equipaggiamento di braccioli, giubbottini di salvataggio, canottini e quant’altri presidi natatori vengano loro in mente. Sono altresì consentiti numero uno secchiello e numero una paletta pro capite, col supporto di qualche formella da sabbia, per il cui possesso temporaneo è fatto assoluto divieto di litigare. Inquadrata la “truppa”, il “papi” passa alla fase successiva del piano, quella rimasta fin lì segreta: portarsi dietro il suo personale equivalente di paletta e secchiello, e mettersi anche lui a giocare, a modo suo. Che c’è di male? Così anche il “papi” si correda d’un secchiello, in forma di capovolta torre merlata, allo scopo (è ovvio) di ospitarvi barattolo contenente un tre etti di bigattini; al posto della paletta, una cannetta da ledgering, dalla quale penzola, per il brevissimo tragitto fino alla spiaggia, un pasturatore piombato. In tasca un mezzo rocchetto di 0,10 ed una mezza bustina d’ami, del quattordici, per intenderci. Nella stessa tasca anche uno slamatore sciogli nodo. Nella stessa mano che tiene la manina di Silvia e la cannetta, anche un minuscolo reggicanna telescopico. Tutto qui, andiamo! A volte è bello anche fare cose apparentemente stupide, come pescare in piena mattinata, con mare calmo, da una spiaggetta insignificante, lanciando a ridosso di una scogliera frangi flutti che ha un metro e mezzo d’acqua tutt’intorno. Non lo si sarebbe fatto, certo, in piena libertà: se fosse stata una vera “uscita” si sarebbe andati altrove, con altri attrezzi ed altre intenzioni.

 


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