Quando i grossi
predatori sono concentrati in aree limitate e ben definite,
la classica traina con il vivo potrebbe non essere il metodo
migliore per insidiarli. Il drifiting, rivisto in versione
light, si è rivelato estremamente catturante anche nei confronti
dei pesci più difficili.
ata
in Francia, e specificatamente nel Golfo del Leone,
questa tecnica è stata adottata dai pescatori sportivi italiani
agli inizi degli anni ottanta.
Destinata inizialmente alla cattura dei grandi pelagici
come tonni, occasionali spada, e squali, ha subito nel corso
delle stagioni profonde mutazioni, risultando, con i dovuti
adeguamenti, micidiale anche per specie più “leggere” ma
altrettanto importanti.
Classicamente con novità
Durante le battute di pesca al tonno, è capitato a molti
equipaggi di catturare ricciole da infarto e dentici “sproporzionati”
su terminali di diametro anche da 1,8 mm; ciò la dice lunga
sul comportamento di specie sospettose eccitate da una corretta
pasturazione. Dall’evento occasionale, ad una tecnica mirata,
il passo è breve, e naturalmente i risultati sono stati
eccellenti al di sopra di ogni più rosea aspettativa, catturando
con assiduità sia lo sparide che il potente carangide… e
non solo…
SCIA
PROFUMATA CHE RICHIAMA
E TRATTIENE
All'odor non si comanda
Attirare il predatore ed indurlo ad abboccare alle nostre
insidie è la chiave fondamentale del successo. Mentre la
traina è una tecnica impostata sulla ricerca, il drifting
è esattamente l’opposto, ossia la famosa e metaforica “Montagna
che va dall’altrettanto famoso Maometto”.
Per far questo in maniera efficace, è indispensabile una
corretta e copiosa pasturazione, un’attenta valutazione
delle correnti, e un corretto ancoraggio in modo da far
lavorare le esche nel punto migliore della posta da noi
scelta.