TRAINA


Quando i grossi predatori sono concentrati in aree limitate e ben definite, la classica traina con il vivo potrebbe non essere il metodo migliore per insidiarli. Il drifiting, rivisto in versione light, si è rivelato estremamente catturante anche nei confronti dei pesci più difficili.

Testo di Domenico Craveli - Foto di C. Neri

ata in Francia, e specificatamente nel Golfo del Leone, questa tecnica è stata adottata dai pescatori sportivi italiani agli inizi degli anni ottanta.
Destinata inizialmente alla cattura dei grandi pelagici come tonni, occasionali spada, e squali, ha subito nel corso delle stagioni profonde mutazioni, risultando, con i dovuti adeguamenti, micidiale anche per specie più “leggere” ma altrettanto importanti.

Classicamente con novità

Durante le battute di pesca al tonno, è capitato a molti equipaggi di catturare ricciole da infarto e dentici “sproporzionati” su terminali di diametro anche da 1,8 mm; ciò la dice lunga sul comportamento di specie sospettose eccitate da una corretta pasturazione. Dall’evento occasionale, ad una tecnica mirata, il passo è breve, e naturalmente i risultati sono stati eccellenti al di sopra di ogni più rosea aspettativa, catturando con assiduità sia lo sparide che il potente carangide… e non solo…


SCIA PROFUMATA CHE RICHIAMA E TRATTIENE


All'odor non si comanda
Attirare il predatore ed indurlo ad abboccare alle nostre insidie è la chiave fondamentale del successo. Mentre la traina è una tecnica impostata sulla ricerca, il drifting è esattamente l’opposto, ossia la famosa e metaforica “Montagna che va dall’altrettanto famoso Maometto”.
Per far questo in maniera efficace, è indispensabile una corretta e copiosa pasturazione, un’attenta valutazione delle correnti, e un corretto ancoraggio in modo da far lavorare le esche nel punto migliore della posta da noi scelta.


  NEXT PAGE

TECNICHE DI PESCA  
Pesca da terra  
Pesca dalla barca  
Traina  
Big game  
Subacquea  
Pesca a mosca  
Aziende informano  
     
  ISCRIVITI