Che la popolazione di dentici nel mediterraneo sia in aumento,
è ormai un dato acquisito, ma lo sparide si sta rivelando
un avversario difficile e sospettoso. Talvolta capriccioso.
Testo di Domenico
Craveli - foto di D. Craveli - C. Neri - M. Pastacaldi
entici
d’estate, un titolo che fino a qualche anno fa sarebbe stato ideale,
ma le cose stanno cambiando; i pesci, anche se presenti
in buon numero, si dimostrano scettici verso l’innaturale
presentazione delle esche, e se tale impacciato nuoto poteva
essere motivo di aggressione adesso diviene la principale
causa che li porta a desistere dall’attaccare.
Le catture con esche e metodi occasionali non devono trarci
in inganno. Per avere costanza nei risultati bisogna affrontare
le nostre battute in maniera poliedrica.
L’ECCEZIONE
CHE “NON” CONFERMA LA
REGOLA
Variando tecniche
e modi di pescare riusciremo
a trovare quello più appropriato in quel particolare luogo
e in quel preciso momento. Non bisogna però improvvisare
e tentare la fortuna in maniera scomposta, ma bisogna ragionare
su una strategia preparata a monte e che tenga conto di
variabili come orari, luna, maree, esche, terminali, e tutta
l’attrezzatura pescante.
I dentici sono predatori erranti, lunatici sotto molti punti
di vista, ma estremamente territoriali, e una volta ambientati
in una determinata zona vi permangono fin quando un elemento
di disturbo non li allontana. Detestano i rumori, le reti
da posta, e la presenza di sub. La notte si portano in caccia
nei bassifondi rocciosi del sottocosta, e vi permangono
fino all’alba. Con l’aumentare della luce si spostano gradatamente
in acque più profonde fino a ritornare sulle secche. Riuscire
a cogliere questi spostamenti e le abituali rotte dei pinnuti
è fondamentale ai fini del risultato.