PESCA DA TERRA


Tutto quello che avreste voluto sapere, e non avete mai osato chiedere, sul bigatto. L'eterno, insuperabile, insormontabile Re della pesca.

Testo di Massimo Cerino foto di Atilio Callegari

i è capitato, negli anni, di ascoltare un mucchio di storie che riguardano quest’esca per la pesca sportiva, molte delle quali si possono senza dubbio annoverare nella categoria “leggende metropolitane”, o, se si preferisce, “leggende marinare” visto che di mare si tratta. La più grossa baggianata che ho ascoltato sul conto dei bigattini è che i più accaniti pescatori di spigole, nelle rigide nottate invernali, solessero mantenerli al caldo tenendone una manciata in bocca, come se fossero mentine. Molto divertente. E tante ne ho sentite, come dicevo, fino a più verosimili fandonie, quale ad esempio quella che i bigattini lanciati in acqua come richiamo, una volta ingoiati dai pesci, proseguano la loro esistenza nutrendosi delle interiora di questi, come parassiti, e conducendoli in breve alla morte. Anche questa è una panzana bella e buona: tutte le volte che ho esaminato lo stomaco di una spigola, catturata solo anche un' ora prima, non vi ho mai trovato un bigattino vivo; senza contare che i bachetti, nel momento in cui sono maturi per essere commercializzati come esca, hanno già smesso di nutrirsi e cercano solo di interrarsi per diventare pupe e poi insetti finiti.

IL BIGATTINO NUOCE SOLO A CHI... NON LO SA USARE


Per sgombrare definitivamente il campo da

ogni diceria,
si potrebbero citare gli studi promossi dall’A.N.P.R.E. (Associazione Nazionale Rivenditori Produttori Esche) circa dieci anni fa e condotti con la supervisione scientifica dell’ Istituto di zoocultura dell’Università di Bologna. La sperimentazione condotta su pesci in vasca allevati a bigattini, nonché le analisi entomologiche hanno dimostrato la totale innocuità del bigattino per pesci ed uomo. Ciò non significa che essi non vadano usati con delle precauzioni igieniche, ma più che altro di carattere pratico. Le larvette in questione, infatti, se tenute troppo a lungo a temperatura ambiente, d’estate, emanano un loro tanfo d’ammoniaca ed una umidità di cui impregnano i sacchetti di tessuto che le contengono, rendendo spiacevole la loro vicinanza alle nostre nari.


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