Vi prego per queste prelibatezze alimentari
teniamo i pesci di scoglio, non i pesci che diventeranno
veri pesci. Ma riprendiamo le fila del discorso dicevamo:
Saraghi, Marzo e Capo Linaro.
Anche quest’anno tra un mese saprò cosa cercare in mare.
Capo Linaro è un posto ostico per pescare perché, prima
di tutto, i pesci non sono assolutamente sprovveduti, anzi,
come si dice dalle nostre parti, “sanno leggere e scrivere”;
poi non è il caso di perdere tempo se l’acqua non è, almeno,
impastata, perché il vostro galleggiante rimarrà immobile
ed il finale, anche se completamente spiombato, tenderà
ad incagliarsi sul fondo con una sconfortante continuità.
Con il mare mosso, penserete, sarà tutta un’altra cosa,
avremo il galleggiante in continua fibrillazione, con saraghetti
ed occhiate in quantità, e qualche mangiata di quelle che
ti fanno venire il crepacuore ed i crampi allo stomaco.
Signori, meglio ripeterlo, siamo a Capo Linaro, posto non
solo ostico ma anche dispettoso con alcune regole precise.
BOLOGNESE
E SARAGHI, CLASSICO MEDITERRANEO
Se troveremo la minutaglia (cefaletti,
occhiatine, ecc. ecc.) che disturberà la nostra giornata
di pesca, strappando o spappolando i bigattini che, con
tanta cura, sono stati innescati cercando di mantenerli
vitali, raramente (meglio dire mai) la situazione cambierà
e le nostre possibilità di allamare qualche buona preda
saranno ridotte a zero.
La corrente tirerà sempre dalla parte opposta a quella
del vento creando non poche difficoltà all’azione di pesca:
finali “accartocciati” sopra il galleggiante, filo del mulinello
che fuoriesce dalla bobina, lenza troppo allascata nel momento
della ferrata allieteranno la nostra giornata. Essendo,
però, io un inguaribile ottimista, ritengo che l’effetto
contrastante di vento e corrente creino una trattenuta naturale
sulla lenza portandone i ben noti benefici.
Raramente “il posto buono” sarà sempre quello, con
la coda di persone pronte a scannarsi per occuparlo. Quei
tre - quattrocento metri di costa piena di sassi, piattaforme
e moletti, sono alquanto discontinui nel dispensare felicità.
Durante le mareggiate di marzo, tuttavia, i saraghi grossi
si avvicinano con una certa continuità alla riva. Il mare
è gonfio ed impastato; l’aria, nonostante lo scirocco, è
fredda e vedere gli schizzi dell’acqua, sapendo che tra
poco faranno compagnia alla nostra pelle, non aiuta il morale.