Una mattina
di luglio esco con la mia barca dal porto di Cecina. Stranamente
quel giorno sono solo e tutto ciò appare come un
segno del destino. Ore 04,30 rotta località sperone Secche
di Vada. L'avventura è appena cominciata.
Trovato il
punto grazie al Gps ed all’ecoscandaglio, filo l’ancora
come si usa fare per la pesca al tonno. Preparo come sempre
i vari portacanna uno a prua per la 30lbs e due a poppa
per la pesca agli sgombri. E’ mia abitudine, innescare vivo
il primo sgombro della mattinata sulla 30 lbs Daiwa con
mulinello Shimano 25 Tld filo Ande 30lbs e finale da 60lbs
sempre Ande con due ami, l’esca è uno sgombro di circa 600/700
grammi. Dopo circa due ore di pesca avevo già preso circa
50/60 sgombri tra rilasciati e messi nella vasca del vivo
quando sento il mulinello della 30lbs che nonostante la
frizione fosse regolata abbastanza dura, emettere il caratteristico
suono per pochissimi attimi. Siccome mi era già successo
altre volte in alcune uscite precedenti ho immaginato che
la ricciola si fosse mangiata l’esca.
CATTURA
IN SOLITARIO, DOPPIA
SODDISFAZIONE
Mentre recupero
la canna che uso per pescare gli sgombri tenendo d’occhio
la 30lbs vedo la punta piegarsi pericolosamente e all’improvviso
il mulinello comincia a cantare, velocemente finisco di
recuperare il filo in acqua, appoggio la canna a babordo
(stranamente il tutto fatto con molta calma), indosso la
cintura da combattimento prendo il raffio sottocoperta,
vado a prua mollo la cima dell’ancora e mi appresto ad iniziare
il recupero della preda.
Sento subito che si tratta di qualcosa di grosso, difatti
il pesce tira da una parte e la barca a causa della brezza
marina prende la direzione opposta, imprecando riesco a
mettere in moto il motore per inseguire il pesce e recuperare
il filo che si è portato via. Dopo 25/30 minuti di tira
e molla riesco a portare il pesce perpendicolare sotto la
barca, spengo il motore, e comincio a pomparlo; servono
altri 15 minuti per riuscire a vedere nel blu la sagoma
argentea aggallare.