PESCA E TRADIZIONE


Procedimento
Dopo avere ben stretto il tappo del bidoncino e ulteriormente sigillato con silicone, si leghino al manico circa 25-35 metri di filo dello 0,50. Si metta un piombo ad oliva di 50-70 grammi e, dopo avere messo una girella, si leghi come terminale, del filo dello 0,35-0,40 lungo mediamente 6-8 metri alla cui estremità va legato l’amo. L’esca da usare deve essere rigorosamente una sardina priva della testa ed innescata a partire dalla coda col sistema che nel vernacolo locale viene chiamato “a trasi e ‘nnesci” (ad entrare ed uscire - vedi disegno allegato). Va detto che non si pesca con un solo bidoncino ma con 5-6 opportunamente distanziati tra loro.
L’utilizzo dell’elastico è indispensabile poiché il pescatore, non conoscendo la profondità in cui c’è presenza della Palamita cala a fondo la lenza e una volta toccatolo, solleva la stessa di 2 metri circa bloccandola alla profondità prescelta con l’elastico. Dopo di ciò cala un’altra identica lenza, distante dalla precedente circa 7-8 metri ed una volta toccato il fondo la alza di circa 4 metri bloccandola ancora con l’elastico.
Tale operazione va ripetuta ogni volta sollevandola sempre di più dal fondo. Non appena la Palamita abbocca, inizia prontamente l’operazione di recupero che va condotta alla stessa maniera di come si conduce con la pesca a traina. Recuperato il pescato è necessario per prima cosa sintonizzare tutte le altre lenze sulla stessa profondità in cui è avvenuta la prima cattura. Tale pesca, lo ripetiamo, nello Stretto ha dato risultati così sorprendenti che il numero di pesci catturati è arrivato, in 2-3 ore di pesca, fino a 30-40 Palamite fra cui anche grossi Sgombri.

 


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