PESCA E TRADIZIONE


Stretto di Messina

In questo articolo parleremo di un metodo di cattura non molto ortodosso che si rifà però alla classica pesca in mare con i nattelli. Al posto di quest'ultimi l'ideatore ha pensato ad un galleggiante adeguato alle prede come ad esempio al contenitore vuoto di alcool, candeggina o altro, attuando espedienti strettamente legati al territorio marino in cui questa tecnica viene effettuata. Ma procediamo con ordine.

Testo di Francesco Costa - Foto archivio Pesca e Nautica

er coloro i quali non lo sapessero, lo Stretto di Messina è un tratto di mare conosciuto in tutto il mondo non solo per i suoi aspetti leggendari ma soprattutto perché, per la sua forma ad imbuto e per le sue caratteristiche geo-morfologiche, è sempre stato definito, non a torto, il paradiso degli zoologi. In questo tratto di mare, ove si incontrano i due mari, il Tirreno e lo Ionio, ogni sei ora circa si alternano due forti correnti, con velocità a volte fino 14 Km/ora, chiamate nel vernacolo locale “scendente” (direzione nord-sud) e “montante” (sud-nord). Non va dimenticato, tra l’altro, che lo Stretto è situato in una posizione baricentrica del Mediterraneo per cui nelle sue acque, oltre alla flora e fauna, tipica del Bacino stesso, confluiscono organismi viventi provenienti dall’Atlantico, tramite lo stretto di Gibilterra e specie provenienti dal mar Rosso, attraverso il canale di Suez.

TECNICA DI PESCA ADATTATA ALLE ESIGENZE DEL LUOGO

E’ chiaro, quindi, che questo tratto di mare sia particolarmente ricco di pesci, protetti, però, in modo naturale dalle insidie dei pescatori i quali, ora a causa delle forti correnti di marea locali ora perché il fondo marino è particolarmente accidentato oltre che roccioso, sono impossibilitati a calare ogni attrezzo di pesca per cui reti a strascico, tramagli e mestieri di ogni genere si impigliano su tutto ciò che natura ha creato in aggiunta, fra l’altro, a numerosissimi relitti andati a fondo, frutto delle atrocità dell’ultima guerra mondiale.
Alla luce di quanto esposto i pescatori dello Stretto di Messina, forza maggiore, hanno sempre escogitato nel passato, e continuano a farlo ai nostri giorni, mestieri di pesca innovativi che si distinguono da altre tecniche adottate in altri mari ove le condizioni sono ben diverse rispetto a questo tratto di mare. Una di queste tecniche di pesca, apparsa per la prima volta nelle acque dello Stretto circa 4 anni fa, è la pesca alla Palamita (Sarda sarda) “col bidoncino”. Chi l’ha inventata!? Nessuno lo sa e nessuno fino ad oggi ha rivendicato la paternità di questa metodica di pesca; personalmente, però, sono del parere che essa possa essere stata adocchiata in qualche Paese straniero ed importata a Messina da qualche marinaio o magari è già adottata in qualche località italiana e forse affinata ancora di più nell’area dello Stretto.


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