Dopo un’estate
passata chissà dove, apparendo sporadicamente, il più
grosso predatore sportivo dopo il tonno si presenta alla
ribalta e prepotentemente nella scena: la ricciola.
opo
averle cercate nel termoclino, in acqua libera, su
elavati fondali, le ricciole di ogni taglia accostano
alla ricerca sfrenata di cibo dimostrandosi meno sospettose,
rimangono sempre tra i pesci più smaliziati, ma in questo
periodo, postumo l’accoppiamento, devono recuperare energie
e fare riserve per l’inverno, e un seducente innesco potrebbe
non essere sottovalutato come spesso poteva accadere.
Silhouette di una Regina
Snelle, slanciate, tendono adesso a diventare tozze e
sode per le grandi abbuffate di pesce azzurro. Scorrazzano
dalla superficie al fondo senza porsi limiti, anche se
è poco al di sotto della mezz’acqua che si hanno il maggior
numero di ferrate dei grossi esemplari.Il detto quando
si vedono non si prendono è quanto mai veritiero.
Quelle di taglia media e piccola si spostano in grandi
banchi, mentre quelle più grosse sono solitarie, in coppia,
o la massimo quattro cinque esemplari.
BOCCA
GROSSA
ATTACCA SENZA PAURA
Le ricciole sono
pesci dall’apparato boccale spropositato, pertanto
non hanno difficoltà ad ingerire prede di grosse dimensioni,
basta pensare che un esemplare di trenta chili è in grado
di attaccare una palamita prossima
anche ai sei.
Le esche seguiranno questa teoria, sugarelli maxi, grossi
cefali di scogliera, grandi aguglie potranno essere delle
efficaci attrattive, ma in assoluto l’esca più catturante
è il calamaro e il totano seguiti dalla seppia.