TRAINA


Dopo un’estate passata chissà dove, apparendo sporadicamente, il più grosso predatore sportivo dopo il tonno si presenta alla ribalta e prepotentemente nella scena: la ricciola.

Testo di Domenico Craveli - foto di D. Craveli - C. Neri e M. Pastacaldi

opo averle cercate nel termoclino, in acqua libera, su elavati fondali, le ricciole di ogni taglia accostano alla ricerca sfrenata di cibo dimostrandosi meno sospettose, rimangono sempre tra i pesci più smaliziati, ma in questo periodo, postumo l’accoppiamento, devono recuperare energie e fare riserve per l’inverno, e un seducente innesco potrebbe non essere sottovalutato come spesso poteva accadere.

Silhouette di una Regina
Snelle, slanciate, tendono adesso a diventare tozze e sode per le grandi abbuffate di pesce azzurro. Scorrazzano dalla superficie al fondo senza porsi limiti, anche se è poco al di sotto della mezz’acqua che si hanno il maggior numero di ferrate dei grossi esemplari.Il detto quando si vedono non si prendono è quanto mai veritiero.
Quelle di taglia media e piccola si spostano in grandi banchi, mentre quelle più grosse sono solitarie, in coppia, o la massimo quattro cinque esemplari.

BOCCA GROSSA ATTACCA SENZA PAURA


Le ricciole sono pesci dall’apparato boccale spropositato, pertanto non hanno difficoltà ad ingerire prede di grosse dimensioni, basta pensare che un esemplare di trenta chili è in grado di attaccare una palamita prossima anche ai sei.
Le esche seguiranno questa teoria, sugarelli maxi, grossi cefali di scogliera, grandi aguglie potranno essere delle efficaci attrattive, ma in assoluto l’esca più catturante è il calamaro e il totano seguiti dalla seppia.


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