Bisogna crederci,
allora, bisogna sapere che comunque c'è la
possibilità d'una degna ferrata
anche nel bel mezzo d'uno scenario ostile alla pesca qual
è quello che si configura, d'estate, sulle nostre coste.
Di ciò s'era convinto anche Gianni, l'amico di cui dicevo
in apertura, quando qualche giorno prima dell'episodio
riferito, mi aveva visto ingaggiare spigole di varia pezzatura
proprio lì, davanti casa sua. Gli stessi scogli dove la
transeunte fauna di borgata (sovente opima ed inurbana)
spadroneggiava non meno che i Proci nella casa di Ulisse.
Infatti, pur disponendo di una
buona tecnica e di canonica "bolognese", egli
era stato fino a prima del nostro incontro alquanto svogliato,
alieuticamente parlando, restando in attesa d'un mare
in scaduta per le sue catture a tre passi dall'uscio di
casa. Quel mare calmo e limpido
da millequindici Millibar, gli sembrava
buono solo per la talassoterapia. Io stesso, d'altronde,
non avrei pensato diversamente se non fosse per il sapere
che molto spesso la frequentissima
brezza estiva pomeridiana,
spiegazzando la superficie del mare, riesce anche a velarne
un po' la trasparenza, mettendo in moto una corrente costiera
o chissà qual'altro agente talassologico in virtù del
quale, facciamola breve, il galleggiante scende come la
mano del vescovo benedicente alla messa pasquale, e s'ode
tripudio di campane nel sole.
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