Preliminari
Quando arriveremo alla nostra postazione preferita cercheremo
di restare un po’ defilati rispetto al mare (specialmente
quando
le acque saranno chiare), per evitare che i pesci si accorgano
della nostra presenza. Cercheremo,
quindi, di frenare la nostra voglia di affacciarci per vedere
il fondo ed eventuali pesci perché saremmo a
nostra volta visti e le nostre prede, con scarsa educazione,
si allontanerebbero senza un saluto e senza nemmeno accettare
un caffè. Per questo motivo è meglio evitare sempre d’indossare,
quando si va a pesca, colori accesi (vedi cerate da barca
a vela) e magliette bianche. Le prime manciate di pastura
serviranno soprattutto a vedere dove e come portano la corrente
ed il vento, cercando di capire dove poi concentrare la
nostra azione di pesca. La scelta della canna sarà in relazione
a due elementi fondamentali: profondità ed intensità del
vento. In linea di massima è utile avere una
canna di un paio di metri più lunga della propria lenza,
per evitare di usare i galleggianti scorrevoli e quelli
all’inglese: infatti, i primi levano naturalezza alla lenza,
i secondi tendono ad affondare sia nell’azione della trattenuta,
sia durante il lieve recupero che ogni tanto è utile praticare
per attirare l’attenzione dei pesci sull’esca. Le misure
più adatte saranno, quindi, le bolognesi da sei a sette
metri. In caso di vento forte, però, i centimetri in più
si fanno sentire sia in termini di peso, sia in termini
di maneggevolezza, sarà, perciò, consigliabile scegliere
delle canne un po’ più corte. In
ogni caso non bisogna mai scendere sotto i cinque metri.