Ogni volta che vedrete ribollire il mare a pochi metri
dalla vostra imbarcazione, sarà il segnale di inizio della
battuta di pesca mirata alla cattura di un'unica specie
ittica: l'occhiata.
Testo di Marco
Trivella - Foto di M. Trivella e Archivio Pesca e
Nautica
i
chiamano occhiate ma spesso e volentieri se avvicinate
con la giusta tecnica assomigliano più a dei veri e propri
pesci famelici simili ai pirana, e a causa della loro
voracità sembra pure che provengano da un ecosistema totalmente
privo di qualsiasi fonte nutrizionale a loro confacente.
Nella pesca alle occhiate vige un'unica e irremovibile
regola che regna sopra qualsiasi attrezzatura o terminale
ed è basata soprattutto sulla scrupolosa osservazione
della nostra eventuale preda.
LA
STRATEGIA
DI MANTENERE IL BRANCO
SOTTO LA BARCA
Ma andiamo ad illustrare in modo tale da
capire bene come bisogna comportarsi durante una battuta
di pesca a questo sparide. Ormai tutti sanno che per la
pesca all'occhiata l'esca principe è il bigattino capace
di richiamare a pochi metri dalla nostra imbarcazione
e in breve tempo il pesce in questione e non solo. Ma
in molti non sanno che continuare a pasturare a bigattini
anche quando lo sparide ha raggiunto le esche è a dir
poco controproducente, poiché non faremo altro che allontanare
il branco dalla postazione appena guadagnata. Pasturando
continuamente ed eccessivamente creeremo, non volendo,
una battuta ad intermittenza; avremo cioè dei momenti
in cui le occhiate risaliranno la scia delle larve fino
ad arrivare ai nostri terminali… e fino a qui siamo tutti
contenti. Il rischio è che presto ci ritroveremo a pescare
per lunghi momenti in cui le "occhiate" -a meno di non
guardarci intensamente fra noi- non ci saranno assolutamente
più. Questo perché il branco non ha fatto altro che seguire
in corrente i bigattini da noi gettati in acqua e che
inesorabilmente, seguendo la corrente, si allontaneranno
dalla barca e dalla zona di azione delle nostre canne.