Il breve e falso autunno di cui ormai
siamo costretti a sopportarne i capricci, è in grado di
regalarci splendidi e grossi predatori, basta crederci e
affrontare ogni situazione con metodo e duttilità.
Testo di Domenico Craveli - Foto di D. Craveli, R. Marino
e M. Miliani
eguendo
le variazioni barometriche e di
luce, i predoni delle secche cacciano spietatamente
prima dei fervori invernali. Tralasciando le ricciole, in
continuo spostamento e oramai imprevedibili, le nostre mire
potrebbero concentrarsi sui grossi
dentici che in questo periodo sono ben disposti
ad interessarsi ai succulenti bocconi che transitano nel
raggio delle loro percezioni.
Se l’incontro con esemplari piccoli e medi è nella norma,
lo scontro con esemplari di larga taglia diviene una gradevole
costante. L’esca riveste un ruolo fondamentale, e le
seppie sono quanto di meglio si possa disporre.
Il cefalopode, al pari del calamaro, ma di più facile cattura,
in questo periodo non teme confronti, e la sua efficacia
è tale da giustificare le ore di pesca dedicata per procurarselo.
SCARROCCIANDO
SULLA SABBIA TENTACOLI
ALL'ARREMBAGGIO
La tecnica migliore per catturare le seppie, è quella di
armarsi di pazienza e di artificiali
specifici (totanare) e recarci su un fondale
sabbioso con profondità comprese tra i 15 e i 20 metri.
Legato un artificiale ad un bracciolo lungo circa 2 metri,
si aggiunge un piombo da 100/200 grammi e si incomincia
a scarrocciare trasportati dalla corrente. Se questa è assente
potremmo utilizzare anche il motore, alternando lenti percorsi
al minimo, a momenti di folle e stasi.
L’appesantimento della lenza indicherà che la seppia si
è interessata alla nostra esca, e un costante
recupero senza strattoni, dopo una decisa ferrata porterà
la nostra preziosa esca al guadino. Conviene sempre cambiare
artificiale durante una battuta finché non si trova quello
che funziona meglio. Su questo discorso sono stati spesi
fiumi di inchiostro, ma è solo a tentativi senza una vera
logica che si può trovare quello più adatto. Le seppie andranno
mantenute vive anche in piccoli
secchi d’acqua, con al massimo due esemplari
per contenitore.