Calamaro
Il cefalopode è graditissimo sia a dentici, che a ricciole,
oltre che a moltissimi altri predatori.
E’ capitato ad esempio, di catturare anche
grosse tracine. I calamari vanno
pescati generalmente col buio, quindi prima dell’alba,
usando esche artificiali chiamate totanare o una sorta di
gabbietta (a forma di pesce) apribile. All’interno si inserisce
un’esca naturale; generalmente una “profumatissima” boga.
Las tecnica prevede una barca in leggero movimento di traina
o a scarroccio. Anche i calamari richiedono una vasca per
il vivo con riciclo continuo. Bisogna stare attenti che,
una volta posti all’interno e quindi in uno spazio limitato,
non si aggrediscono tra loro uccidendosi a vicenda. In una
nassa grande posta in mare, possono sopravvivere per diversi
giorni, quindi se si trova il giusto “passaggio”, se ne
può fare una buona riserva. Il calamaro in genere si innesca
con due ami, il primo del 6/0 trainante, dal basso verso
l’alto in punta alla testa, il secondo del 7/8/0 dentro
il sifone di propulsione con la punta verso il basso. La
ricciola afferra il calamaro per intero, mentre
il dentice parte dai tentacoli, quindi lo “disintegra”.
CEFALOPODI
I PIU' "AMATI"
DAI PREDATORI
Seppia Anche
questo cefalopode è un’ottima esca, gradita a dentici, pesci
serra, spigole, ricciole e cernie.
La tecnica di pesca è simile a quella del calamaro, a scarroccio
con esca naturale o con totanara piombata (a volte anche
due).
Si conservano anche per diversi giorni in una vasca con
riciclo continuo o in nassa. L’innesco è molto simile a quello
del calamaro, ma gli ami saranno più piccoli
rispettivamente del 4/0 e del 5/0.
Anch’essa, viene spesso attaccata malamente, bisogna quindi
essere pronti alla ferrata, per non perdere preda ed esca.
Si reperisce facilmente in autunno, inizio inverno ma, se
la si trova è ottima anche nelle altre stagioni.