L’innesco avviene inserendo i due
ami uno in punta ed uno al centro lasciando così
un paio di centimetri liberi. L’aguglia
va fatta mangiare bene perché come tutti i rostrati tende
a colpire col becco la preda prima di ingoiarla; quando
la canna rimane piegata, bisogna concedere filo e ferrare,
ripetendo alla bisogna l’operazione più volte. Un altro
sistema prevede l’impiego delle matassine composte da una
serie di filamenti sintetici che imprigionano il becco dell’aguglia,
quando questa attacca. La matassina
non provoca ferite all’aguglia, quindi permette
di innescare un animale perfettamente integro e vitale.
Se si catturano più esemplari è fondamentale riuscire a
mantenerli vivi e per fare ciò occorre una vasca piuttosto
capiente con riciclo continuo dell’acqua tramite presa a
mare. Per l’innesco esistono vari sistemi; il più comune
prevede due ami: il primo, trainante del 5/0 inserito dal
basso verso l’alto nel rostro, ed il secondo -del 7/0- inserito
sotto pelle all’altezza della pinna anale.
DUE
E ANCHE TRE AMI A VOLTE...
NON BASTANO
Un
tipo diverso di innesco, valido per dentici e pesci serra
si effettua con tre ami del 5/0, inseriti, il primo sempre
a chiudere il becco e gli altri due sotto pelle uno in pancia
e l’altro vicino alla coda. Tutto
ciò aumenta le probabilità di ferrata in caso
di attacco, in contropartita, vincola molto il nuoto dell’aguglia
a discapito della naturalezza.